Fiorentinari
miei,già son trascorsi
centocinnquanta
lustri da quel giorno
che,mondo
da peccati e da rimorsi, (1)
pianto
da chi mi stava intorno,
resi
l'anima a Dio e poi percorsi
la
strada del cammin senza ritorno.

Mentre
il mio corpo giace a Monreale
tumulato
laddove i miei parenti
fecero
costruir la Cattedrale (2)
l'anima
mia giace tra i tormenti
dell'Inferno
assieme al Cardinale
che
Dante collocò tra i gaudenti.
Vagando
tra miliardi di scintille
in
quel girone dove l'Alighieri (3)
mi
fa giacere assieme ad altri mille
che
come me camparon di piaceri
appresi
che da voi fanno faville
coloro
che m'han sempre nei pensieri.
L'anniversario
della morte mia
se
l'hanno festeggiata in pompa magna
con
rulli di tamburi in ogni via (4)
e
scene da "Paese di Cuccagna"
con
sceneggiate senza fantasia
volte
ad occultar ogni magagna.
Un
sacco di milioni hanno sborsato
Mettendo
in mostra sagome d'ulivi,
costumi
d'epoca,drappi,artigianato (5)
e
manifesti adorni di motivi.
Con
tutto questo m'hanno dimostrato
ch'anche
da morto dò da mangiare ai vivi.
"Sappi
che il peculio non olezza"
rispose
al figlio Tito Vespasiano
che
gli rimproverava con asprezza (6)
d'avere
tartassato ogni romano
ch'usava
il cesso pubblico in certezza
di
scaricar vescica e deretano.
Sappiate
che talvolta fa paura
il
saper che nelle vostre lande
c'è
sempre un tizio che per sua natura (7)
aspira
a diventar ancor più grande
per
calcolo fa sfoggio di cultura
e
'1 soldarello altrui spende e spande.
Il
tintinnar moneta sempre aguzza
l'ingegno
e l'appetito di chi passa
a
viver d'espedienti e ringalluzzì (8)
colui
che s'appresta a far man bassa
di
quel danar che anche se puzza
a
metterlo 'n saccoccia si ribassa.
Iesi
mi diè vita,Palermo giovinezza,
so11azzo
e pace Capitana Magna,
Romano
Impero,triboli,grandezza (9)
Duchi
ed Elettori d'Alemagna.
Solo
furon fonti d'amarezza
Papi
di Roma e Guelfi di Romagna.
Capitanata
a me tanto diletta,
luogo
sì bello e sempre al cor vicino,
con
Foggia Capitale prediletta, (10)
Lucera
da me data al Saracino,
tu
vedesti in forma assai diretta
il
tragico compir del mio destino.
Presso
il castello mio di Fiorentino
dove
dissenteria mi colse a morte
dove
il Cristiano ed il Saracino, (11)
accomunati
nella stessa sorte,
subiron
l’ira del Sanseverino
che
cogl'inermi fu feroce e forte,
un
cippo ottagonale hann'innalzato
i
discendenti della Svevia antica
ch'ora
chiamansi Bavaresi e l'han portato (12)
da
lor contrade alfinchè si dica
che
tal'ottagono loro l'han donato
come
un omaggio alla Puglia amica.