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di Natina Mascolo Vaira
Ogni anno il primo gennaio si celebra la
"Giornata Mondiale della Pace". Il 2001 sottolineerà
ulteriormente il valore della solidarietà e dell'associazionismo.
Realtà, queste, indubbiamente lodevoli in quanto, a partire dal singolo,
spesso si sottrae spazio alla propria persona, quindi al proprio tempo
libero, per dedicarsi agli altri.
Dalle città ai paesi più piccoli,
certamente non mancano associazioni, circoli, parrocchie, ambienti diretti
a promuovere aiuto e rinforzo nei vari settori: culturali, sociali,
religiosi ed altri. Spesso c'è solamente l'imbarazzo della scelta. E
spesso la scelta stessa può distrarre il singolo in un volontariato
troppo distante dalla propria casa, dal proprio ambiente.
La grande intuizione di Madre Teresa di
Calcutta è sempre attuale, ovvero di badare prima ai poveri di casa
propria, per evitare la necessità e l'urgenza di ulteriori istituzioni
sociali esterne.
Se ognuno badasse al "povero" che
necessita di aiuto nella propria famiglia, certamente il mondo sarebbe
diverso, rinnovato positivamente. E la "povertà" è tutt'altro
che solo economica, in quanto rivela l'esigenza di una qualsiasi
necessità, a partire anzitutto da quella affettiva. Non si può parlare
di "pace" quando si ignorano le esigenze di chi e di quanto ci
circonda. Né tanto meno si può parlare di "pace" innanzi alla
fretta di scappare perché non c'è tempo da perdere: c'è l'urgenza del
lavoro, la riunione a cui partecipare, il volontariato da svolgere fuori
di casa. Intanto sotto sotto, spesso l'egocentrismo e talora l'egoismo
sono i veri fautori di questa impellente necessità di uscire dalle pareti
domestiche e correre verso l'esterno. Ben venga il tutto se questo tutto
non è a discapito della propria famiglia. La pace va vissuta anzitutto a
partire dalla famiglia, prima cellula della società. La pace va
salvaguardata, tutelata, con coerenza e impegno, quotidianamente.
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Una rivista americana: The Lancet, rivela
in seguito a uno studio condotto sulla famiglia, la necessità di
insegnare a voler bene. Il risultato afferma che "la maggior parte
dei bambini depressi sono dei bambini cresciuti senza saper esprimere
l'amore".
Ci si preoccupa dell'istruzione,
dell'igiene, della salute, poco, però, della
capacità di far acquisire con gesti e parole, l'insegnamento:
"ti voglio bene".
Questa indagine può sembrare retorica,
forse inutile. I risultati forse sono superflui o allarmanti. Se
indaghiamo, tuttavia, nella nostra realtà, possiamo rilevare che famiglie
serene, felici, in "pace" con se stesse e l'esterno, tentano nel
tempo a scomparire.
La causa qual è? E qui, necessariamente si
deve partire dall'analisi se c'è attenzione, rispetto, ascolto e amore
per l'altro.
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