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Mariannina Sponzilli, detta Anna, in questo
suo "Erínnus Lara e altri estri" (Eura Press/ Edizioni
Italiane, Milano) si esibisce con tre storie surreali, tre fiabe se
vogliamo definirle così, volutamente sofisticate nella concezione, nel
messaggio, nel linguaggio e persino nell'ironia che è sottile, inodore e
insapore come certi raffinati veleni. Erinnus Lara. Erinno è il nome che
Lara, un'amabile ragazzina, dà a un "animaletto" che ha
raccolto sotto un ippocastano tornando da scuola e che si è portato a
casa nello zainetto. Si rivelerà un essere cangiante e capriccioso, non
classificato e non classificabile, e tuttavia degno di simpatia e
d'ospitalità secondo il buon cuore della nostra fanciulla. Memorie di
Roccacannuccia. Questo è un paese come qualsiasi altro d'una qualsiasi
provincia. Lo comprova il suo stesso nome. Ma ha le sue memorie, che non
sono dissimili da quelle di altri paesi, delle quali un anziano professore
sarà costretto a parlare all'inaugurazione della fiera annuale, con
qualche imbarazzo giacché le memorie sono sempre e comunque imbarazzanti.
Olif e Olaf. Costoro non possono nemmeno definirsi esseri animati, essendo
due "reperti", insomma un feto e un embrione sotto spirito in un
vaso di vetro, ma fingono di ritenersi consapevoli e di partecipare alle
vicende umane. Nella finzione di interpretare una parte, possibile
soltanto se esistessero come esseri viventi, assistono a una guerra che
gli uomini combattono fra loro per motivi inesistenti. Volendo decifrare
le allegorie, i tre racconti hanno ciascuno un messaggio di
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cocente attualità: l'accoglienza del
"diverso" che solo un innocente può dare con generoso
disinteresse; la corruzione nel l'amministrazione della cosa pubblica di
cui tutti siamo complici, almeno con l'acquiescenza; e infine
l'impossibilità di offrire un'educazione pulita e leale ai minori, ad
esempio in fatto di sessualità, giacché siamo maliziosi e nevrotici. Ma
l'intento dell'Autrice non è ovviamente soltanto moralistico o
didascalico. Ci sembra piuttosto quello dello squisito divertissement
letterario, del libero dispiegarsi della fantasia, delle citazioni
erudite, del sottile e quasi inavvertibile sarcasmo che attenta
continuamente alle egoistiche e solide certezze di noi tutti, quotidiani e
involontarì benpensanti. Il periodare controllato e quasi forbito di
Mariannìna Sponzilli, che sa aprirsi ai dialoghi coli efficace
immediatezza e a rare battute goliardiche, è come se avesse denti
sottilissimi; è segretamente mordace e, spassandoci, non può che
lasciarci inavvertitarnente feriti e perplessi a meditare. Mariannina
Sponzilli è nata a San Marco La Catola e vive a San Salvo Marina, in
provincia di Chieti. Laureata in pedagogia, ha insegnato materie
letterarie e umanistiche nelle scuole statali di Lucera e altrove.
Collabora a giornali e riviste e si occupa di varie discipline, dalla
pedagogia alla pittura, dalla critica letteraria alla logica, alla
sociologia. Ha pubblicato numerose opere di saggistica e poesia e questa
è la sua prima opera di narrativa, ma certo non l'ultima.
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