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di Pippo Grasso
"Restano sparsi disordinatamente i
vuoti a perdere mentali abbandonati dalla gente". (E. Bennato)
Cercando di tirare le somme dopo l’ubriacatura
dell’ultima campagna elettorale lucerina e mentre la nebbia della
ragione non è ancora del tutto dissolta, ci si può già interrogare su
alcuni punti che a una prima analisi sembrano non seguire alcuna logica.

La debacle della sinistra: perché si è
passati dalla vittoria plebiscitaria al primo turno di quattro anni fa
alla disfatta così disonorevole di questo maggio 2002? Spesso le analisi
a caldo sono anche le più azzeccate e la risposta a questa domanda sta
forse tutta in un consenso partito otto anni fa da una promessa di
sviluppo sempre e solo annunciato e mai realizzato, è andato via via
dilapidandosi e disperdendosi nella delusione dei tanti che lo hanno visto
concretizzarsi
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solo in soluzioni palliative e clientelari.
Niente di nuovo sotto il sole dunque, o forse questa volta di nuovo c’era
che proprio non si voleva vincere, o meglio, che ci si era già rassegnati
a perdere. Il cambio di casacca: mai come questa volta si erano viste
tante giravolte, tanti voltafaccia, tanti personaggi politici piroettare
disinvoltamente da una parte all’altra della barricata senza pudore.
Addirittura molti di quelli che hanno amministrato Lucera fino a qualche
mese fa con dubbi o inesistenti risultati, sono passati armi e bagagli con
i futuri vincitori. Si potrebbe dire alla lucerina "hanne viste a’
malaparate…..". Beata incoerenza, oggi tanto di moda a tutti i
livelli, e tutto grazie ad un muro che è crollato a Berlino! Il
livello: mai così basso (si dice sempre così) come questa volta, è
stata una battaglia senza esclusione di colpi (soprattutto bassi). I
contendenti non si sono risparmiati nel trasformare la politica in
teatrino, ma d’altronde con gli esempi che vengono da Roma non c’era
proprio da aspettarsi di meglio. Insomma decoro e rispetto merci rare.
Le Tribù: non c’è stata famiglia lucerina che non abbia
avuto al suo interno il suo bravo candidato (o anche più di uno), scelto
il più delle volte per la capacità di portare voti anziché per
capacità personali. Insomma nel complesso una prova
da manuale di cosa non deve fare una comunità civile che abbia la sua
bussola nelle regole di una democrazia. Speriamo
vivamente che i fatti smentiscano queste non edificanti premesse: i fatti…
sì… i fatti…chissà…(c’è solo da scegliere da dove cominciare).
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