Grazie al III Circolo Didattico si riprendono i rapporti con S. Giuseppe Jato in Sicilia

Sulle orme dei nostri avi

di Liana Benincaso

Lucera. Nell’ambito delle riforme che stanno investendo la scuola italiana, la tradizionale finalità del "leggere, scrivere e far di conto" è stata affiancata dalla progettualità. Così, gli insegnanti devono svolgere attività a diretto contatto con una realtà che è più ampia di quella della scuola.

 

Un progetto intitolato "Federico II: dalla Sicilia alla Magna Capitanata" è stato realizzato grazie all’impegno fattivo e all’entusiasmo degli operatori del III Circolo Didattico "U. Bozzini" di Lucera, in primis il dirigente scolastico, dott.ssa Amalia Berardi, alcuni insegnanti e, in un’ottica di sinergia, la Provincia di Foggia e le Autorità locali nelle persone degli Assessori Tatali, Del Gaudio e Di Matto in rappresentanza del Sindaco. L’iniziativa, culminata in un gemellaggio fra le scuole il 3 aprile a Lucera e il 3 maggio in Sicilia, nasce l’anno scorso su proposta del Circolo Didattico di San Giuseppe Jato, cittadina a circa 30 km da Palermo, ed è stata accolta senza riserve dalla scuola di Lucera, anche in considerazione dei rapporti del precedente gemellaggio tra le due città, voluto nel 1979 dall’amministrazione comunale dell’epoca, guidata dall’avv. Biagio Di Giovine. La comunità di San Giuseppe Jato, tristemente nota per la strage di "Portella delle Ginestre" del 1947, non ci è del tutto estranea perché Lucera ha radici in Jato, antica città romana- greca- araba. Così, alla luce di un unico filo conduttore, si è voluto concretizzare questo progetto per riscoprire il valore di una cultura e di radici comuni. Gli incontri hanno avuto, tanto per la città pugliese che per quella siciliana, il significato di uno scambio di sentimenti, prima ancora che culturale o politico, per ricostruire moralmente e materialmente le due comunità. Tutto questo all’insegna di un uomo, Federico II, che creò un Impero fondato sulla convivenza pacifica e sulla fusione nel rispetto della dignità e della libertà umana, mettendo insieme più culture e riconoscendo l’importanza della diversità, dell’altro. Di certo non lo si vuole santificare ma non si può negare che sia stato un grande "imperator", un simbolo di tolleranza e di dialogo. Il suo obiettivo più audace fu quello di universalizzare un campanile per creare un’unica e grande comunità civile. Ma egli usò la tolleranza solo per combattere il Papato in un periodo di contrasti con l’Impero o perché spinto da seri e reali convincimenti? I suoi sono ideali che possono portare all’ecumenismo? Il dibattito è tuttora aperto. Lo storico Antonino di Stefano disse: "Federico II fu cristiano, 

apostolico,cattolico, ma non disprezzò mai la cultura, l’arte, il modus vivendi orientale. Infatti, era molto incline ai piaceri della vita, senza però mai disdegnare la morale penitenziale cristiana". Così, la commistione fra più culture trovò una pratica applicazione nella sua stessa esistenza. Affrontò i musulmani senza rabbia, rigettò per alcuni versi la forza e le armi, amò oltre misura lo studio e l’antagonismo filosofico: tutto ciò per gettare le basi di una prima forma di integrazione razziale e per costruire una nuova identità nazionale. Di Lucera, egli disse che era un piccolo capolavoro, un’area pacifica. Non a caso, raccoglieva lì i suoi delegati e nel "palatium" istituì la zecca e custodiva il tesoro imperiale. Ma amò moltissimo anche la Sicilia tanto da dire: "Se il Signore avesse conosciuto la Sicilia, non avrebbe scelto la terra di Palestina per nascere". Un uomo lungimirante e anche per questo un mito! Il progetto "Federico II: dalla Sicilia alla Magna Capitanata" su queste premesse ha cercato di sviluppare negli alunni il senso di appartenenza ad una civiltà e la conoscenza delle proprie radici, ha permesso di maturare il senso della cittadinanza come assunzione di responsabilità e di riconoscere il valore fondamentale della storia. Obliare la storia, decretarne la fine, come si volle fare qualche tempo fa, è impossibile perché la storia siamo noi; essa è fatta di sangue, di carne e di ossa, per questo essa è viva. E se l’iniziativa nasce dalla necessità di far conoscere agli alunni il patrimonio storico- antropologico- artistico di Lucera e di San Giuseppe Jato, siti fra loro collegati da eventi storici, da questo si deve partire per prendere più ampiamente coscienza del valore della storia e della cultura, per apprezzarla e per valorizzarla. Gli oggetti custoditi in un museo o le pagine di un libro di storia raccontano se stesse e quindi dobbiamo essere capaci di interrogarle e di saperle leggerle per capire meglio il passato e noi stessi. E di questa esperienza rimarranno come testimonianza due Cd- Rom, uno realizzato dagli alunni delle scuole consorziate di San Giuseppe Jato (Istituto Comprensivo, Istituto Statale d’Arte per il Mosaico "D’Aleo" di Monreale, Istituto Alberghiero di Palermo), l’altro realizzato dagli alunni delle classi V C e V D della zona 167 nell’ attrezzato laboratorio informatico del III Circolo.

(Nella prima foto: un momento della manifestazione attuale. Nella seconda foto: il gemellaggio del 1979 con i sindaci dei tre paesi interessati: Lucera, S. Giuseppe jato e s. Cipirello)

 

Ritorna alla copertina