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di Alfonso Palomba
Perché la scuola dell’autonomia – a
regime ormai dal 1° settembre 2000 – possa in toto dispiegare i suoi
effetti sul miglioramento dell’offerta formativa, è urgente procedere,
oltre che alla valorizzazione delle risorse umane e strutturali, anche ad
una sostanziale e profonda revisione degli ordinamenti (leggi: curricoli)
della secondaria, in aderenza a quanto già avvenuto per la scuola di base
(cfr. La legge del 10 febbraio 2000, n. 30, il Programma
quinquennale di progressiva attuazione dei cicli e soprattutto, nello
specifico, lo schema di decreto relativo al Regolamento recante norme
in materia di curricoli della scuola di base, ai sensi dell’art. 8 del
DPR 8 marzo 1999, n. 275). Sulla riscrittura dei curricoli della
secondaria, infatti, il dibattito è ancora aperto, nel senso che la
Commissione di esperti non ha ancora concluso i suoi lavori e deve ancora
fissare i parametri per il ciclo secondario, anche se alcune scelte di
fondo sono state già ipotecate dal primo documento: a questo dibattito
non può evidentemente restare indifferente la scuola militante,
nella consapevolezza dell’importanza della posta in gioco e della
impraticabilità di qualunque proposta di riforma che non sia accompagnata
da un salto di qualità sul terreno della didattica, la cui efficacia
ricade fondamentalmente sui docenti, configurandosi la libertà di
insegnamento che proviene dall’autonomia e dai curricoli come responsabilità
professionale. Si tratta, come è facile comprendere, di un nodo
critico da risolvere preliminarmente, perché quella della didattica
nuova è questione cocente, nel senso che il riordino dei cicli e l’autonomia
possono aver successo, solo se migliora la vita quotidiana della scuola e
si afferma al suo interno un insegnamento che si faccia realmente carico
dell’apprendimento, secondo i tempi e i ritmi di ciascuno. La metànoia
che possa favorire nelle scuole il passaggio da una "cultura del
programma" ad una "cultura del curricolo è tutta nella
riflessione degli operatori/professionisti della formazione su "cosa
conti davvero sapere oggi e nel futuro" (R. Iosa, 2000) da parte
delle nuove generazioni ,oltre che nella capacità progettuale –
interconnessa con una nuova idea di professionalità docente – orientata
a fornire risposte adeguate ai giovani del nostro tempo, una volta fatta
chiarezza rispetto ai traguardi formativi posti dalle sfide internazionali
che attendono il Paese. Professionalità e progettualità,dunque: un
binomio inscindibile, il solo capace di dar vita ad una scuola
interattiva, critica e dinamica, al cui interno sia possibile davvero imparare
ad imparare,per aiutare davvero i giovani a conquistare "quel
sapere critico in grado di sostanziare l’intelligenza duttile e la learning
ability richieste dalla complessità della ‘società conoscitiva’
contemporanea" (API, 1 – 2/99, p. 29). Dinanzi all’esplosione non
solo quantitativa delle conoscenze – dei nostri tempi e di quelli futuri
– non è più pensabile, infatti, che la scuola possa continuare a
coltivare l’ambizione dell’enciclopedismo, aumentando i
contenuti, ma può soltanto (leggi: deve) puntare su curricoli per
competenze (cfr. art. 8 DPR dell’8 marzo 1999, n. 275), su
curricoli, cioè, in cui i contenuti cessino di essere il mero fine del
percorso didattico e vengano ristrutturati – non bignamizzati – in
termini di coerenza, di essenzialità, di trasversalità
e di progressività. Sul tema della competenza – intesa
come utilizzazione e padroneggiamento della conoscenza – si gioca la
sfida della’ammodernamento della nostra scuola, ponendosi la scelta
indicata come una scommessa strategica, che non intende negare il senso
dei saperi e l’importanza delle conoscenze – sulla cui base, è bene
ripeterlo, si costruiscono le competenze – ma favorire
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l’acquisizione dei contenuti in termini
così strutturali da favorire una spirale virtuosa di altri contenuti e di
altre competenze. Sul piano della coerenza,
nella progettazione di un curricolo, si tratta di dar corpo – disciplina
per disciplina ma anche nei settori meta o transdisciplinari e
pluridisciplinari – ad itinerari formativi, culturali e didattici che si
rifacciano ad un modello teorico elaborato e condiviso (quale paideia per
la scuola del XXI secolo?) e che si articolino operativamente in un
insieme organico e coeso di percorsi/obiettivi, profondamente radicati
nell’idea che oggi "la modernità obbliga a non appassionarsi più
alla quantità dei saperi, ma a cosa conta davvero sapere per tutti"
(R. Iosa, 2000). La ricerca epistemologica e
didattica sta, infatti, lavorando da tempo sul terreno del concetto di
"saperi essenziali" (cfr. Il documento elaborato dalla
Commissione dei saggi e i risultati della relativa consultazione),
identificati con le ricorrenze strutturali esistenti nelle varie
discipline, in modo da costruire il curricolo intorno ad un nucleo di
contenuti sostanzialmente stabile. Si tratta, in
altri termini, di saper organizzare i contenuti dell’insegnamento
intorno a nodi essenziali che si configurino come veri e propri nuclei
fondanti (il sintagma nucleo fondante ,con le sue varianti di nucleo
fondamentale e di nucleo essenziale, si ritrova nella
letteratura pedagogico-didattica – basti citare J. S. BRUNER e H.
GARDNER – e in alcuni documenti ministeriali, come il Documento dei
saggi e il Documento sulle competenze), cioè
concetti,strutture,idee chiave, nodi epistemologici e metodologici che
strutturano una disciplina e siano generativi di ulteriori conoscenze e
competenze. Una tale"distillazione/ricerca/individuazione/selezione
dei nuclei fondanti (da non confondere con un elenco arido di
contenuti) va, però, contestualmente condotta anche sul terreno della
multidisciplinarità, per superare, attraverso la trasversalità e
i nessi di collegamento tra le diverse discipline, l’isolamento
disciplinare e favorire così la progettualità collegiale intorno
ad obiettivi veramente condivisi fra quelli che operano nella stessa
classe e nello stesso istituto: saper cogliere, infatti, l’interdipendenza
delle discipline, la veicolarità di una disciplina rispetto ad
un’altra, l’interconnessione delle competenze è un decisivo
contributo alla "costruzione" di un curricolo tonico,
cioè vitale e sul terreno della unitarietà del sapere e su quello
del miglioramento dell’efficacia del processo di
insegnamento/apprendimento. Deve esistere, poi, nella progettazione di un
curricolo, anche l’attenzione alla progressività, facendo in
modo che lungo il cammino si registri, da parte degli allievi, una
graduale acquisizione dei quadri concettuali delle diverse discipline,
perché non va dimenticato che l’apprendimento si sviluppa secondo un
percorso a spirale: questo significa che il percorso dei saperi va
organizzato sulla base di soluzioni curricolari e didattiche calate in
contesti diversi, progressivamente sempre più complessi e ricchi, tenendo
sempre sullo sfondo le competenze. Su questi temi è
indispensabile che il dibattito si animi all’interno delle scuole del
ciclo secondario, perché non ci si ritrovi impreparati, quando a breve i
docenti saranno formalmente chiamati a riorganizzare "i propri
percorsi didattici secondo modalità fondate su obiettivi formativi e
competenze", così come prevede il Regolamento dell’autonomia:
attrezzarsi per tempo diventa un imperativo categorico per tutti, nella
consapevolezza che l’attesa passiva – di che cosa non si comprende e
forse non lo sanno nemmeno i tanti docenti che si adagiano infingardi su
tale posizione – può essere solo foriera di grandi guasti per la scuola
e di gravi responsabilità nei confronti delle giovani generazioni.
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