Dalla scuola dei proggetti al progetto della scuola

dentro la scuola

di Alfonso PALOMBA

L’autonomia della scuola – entrata a regime a partire dal 1° settembre 2000 (cfr. il DPR n. 275 dell’8 marzo 1999) – è certamente una "novita" significativa, ma la sua realizzazione concreta si sta rivelando difficile, perché sono ancora radicati nel DNA della scuola da un lato pervicaci atteggiamenti individualistici, dall’altro ostinati comportamenti legati alla convinzione di una sostanziale "autoreferenzialità" dell’organizzazione scolastica. Nasce proprio da questo humus di fondo quello che avviene oggi come ieri nelle scuole: si procede, cioè, tutti insieme…ma per linee sparse, senza avere di mira lo scopo unico del servizio da rendere, pur nella diversità delle vedute che è sempre fonte di confronto, di dialogo e di crescita civile. La conseguenza più ovvia dell’assenza nelle scuole di un clima complessivo di condivisione/partecipazione/corresponsabilità è la frantumazione del sistema, con la presenza, all’interno dei collegi dei docenti, di posizioni rigide che sono di nocumento all’innovazione, in questo particolare momento storico, in cui con l’irrompere dell’autonomia, la scuola è chiamata a definire la propria identità, a ripensare i ruoli, a determinare le proprie coordinate (percorsi, mete, offerta formativa). Rispetto ai processi in atto e all’autonomia convivono così nelle scuole DOCENTI TRIONFALISTI – DOCENTI CONFLITTUALI – DOCENTI ATTENDISTI, tutti con le proprie ragioni e tutti indisponibili all’incontro sul terreno dell’elaborazione del progetto unico di scuola con il quale porsi in libera "competizione" con colleghi delle altre identità scolastiche presenti sul territorio, così come è nella logica degli istituti autonomi. I primi – i docenti trionfalisti, cioè – s’identificano con la pattuglia, frequentemente ristretta, degli insegnanti caratterizzati da forti motivazioni professionali e da notevole capacità progettuale che, però, convinti di essere nel giusto e di operare, sempre e comunque, nell’interesse del cambiamento, vanno per la loro strada – lavorando anche in modo sodo – e quasi mai utilizzano il confronto per calibrare meglio i loro interventi, con la conseguenza che si muovono nell’isolamento e nell’autoreferenzialità e sono spesso appena appena tollerati dagli altri docenti (si pensi alle difficoltà che incontrano nelle scuole i docenti titolari delle funzioni-obiettivo, che spesso si sentono dire dai colleghi "Fallo tu, che percepisci soldi in più!!). Gli altri – gli insegnanti conflittuali – sono quelli che si trincerano in posizioni di rifiuto aperto e di immobilismo, pur di non affrontare la fatica del cambiamento o per mancanza di strumenti culturali adeguati o per passività: sono quelli che sono contro tutto e tutti, che sono abbarbicati – per comodità ovviamente – alle certezze routinarie conquistate nel tempo, che criticano la riforma senza avere un progetto alternativo, che ripetono, con uno stanco ritornello, che la scuola è allo sfascio, che sostengono di impegnarsi per quanto sono pagati, che fanno, insomma, da freno all’innovazione. Ci sono , infine, gli attendisti, i docenti temporeggiatori, quelli che preferiscono rimandare il più possibile le decisioni innovative, che trovano soluzioni gattopardesche per continuare a fare esattamente quello che facevano prima, che accettano passivamente qualche modifica qua e là, lasciando immutata la sostanza: sono quelli 

 

scivolare tutto addosso in attesa di chi sa cosa, rinviando l’innovazione fino a quando è possibile: In questa divaricazione di posizioni è, nella scuola dell’autonomia, il vero problema, il punctum dolens, che si traduce concretamente nella mancanza di un progetto unitario di scuola, innervato in un consapevole idem sentire di tutta la comunità educante: pullulano, infatti, nelle scuole progetti di ogni tipo, ma manca la convergenza al centro di tutti i corpi professionali operanti al loro interno, manca cioè la riflessione critica di tutte le componenti sul tipo di istruzione/formazione/educazione che s’intende offrire alle nuove generazioni in rapporto ai cambiamenti che si sono registrati e si registrano tuttora a livello di struttura sociale. Non c’è innovazione vera se l’autonomia, prima di essere "agita", non è "pensata" da tutti gli operatori scolastici e legata a doppio filo ad un condiviso PROGETTO DI SCUOLA – unico, specifico e radicato nella identità dell’istituto e del contesto territoriale – che superi il casuale e il pressappoco ed offra nel contempo stimoli per iniziative coordinate e coerenti, orientate a dare un senso all’autonomia, la cui finalità vera consiste nella possibilità di servire meglio gli allievi, le loro famiglie, la società, non perdendo mai di vista che "obiettivo prioritario è quello di offrire strumenti di conoscenza e occasioni di esperienza anche applicativa, pratica, operativa che consentano a ciascuno di apprendere e continuare ad apprendere, a scuola e oltre la scuola, e a interagire e a operare nella società e nel mondo produttivo" (Cfr. il Documento ministeriale sugli indirizzi per l’attuazione del curricolo). Non si tratta più, infatti, di attuare un programma imposto dall’alto, facendolo passare attraverso la procedura della programmazione, ma di elaborare un progetto voluto da tutti i soggetti dell’istituzione scolastica, di cui tutti sono garanti e co-gestori: in questa direzione occorre mobilitarsi tutti insieme, perché solo la condivisione/partecipazione può consentire il coinvolgimento e liberare così la vitalità e la vivacità che pure nelle scuole non mancano. Nella scuola dell’autonomia ognuno – capo d’istituto, insegnanti, studenti, genitori, altri soggetti interessati – deve fare la sua parte – in un equilibrio faticoso ma necessario fra libertà e regole, in un confronto costante di ruoli e responsabilità – avendo la consapevolezza di essere parte del tutto, all’interno di un sistema che non tollera i solisti, ma chiede a tutti di ritrovarsi intorno ad un’idea centrale, ad un progetto unico, ad uno scopo di fondo, quelli in grado di dare visibilità e risalto alla vision, alla mission e ai valori della scuola. Qui è la scommessa dell’autonomia, nella volontà/capacità, cioè, della scuola di dar vita ad uno sviluppo sistematico di prassi di progettualità collegiale effettiva con un’attrezzatura logico-metodologica coordinata nelle sue parti, tenendo ben presente che le prestazioni degli insegnanti – così come quelle degli altri soggetti/attori – per quanto ineccepibili, non esauriscono le esigenze di qualità del servizio complessivamente offerto, se danno luogo ad una mera sommatoria disorganica e casuale e non già ad una mappa reticolare che sappia progettualmente e concretamente connettere i perché e i come dei diversi aspetti del PROGETTO UNICO D’ISTITUTO. La strada in questa direzione è ancora in salita, ma è pur vero che non c’è autonomia senza ricerca.

 

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