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di Elena Del Duca
Lucera. La Puglia: terra di passaggio solcata
quotidianamente da molti profughi disperati che fuggono dalla guerra e
dalla miseria. Un problema serio, con cui il nostro paese e la Comunità
Europea hanno dovuto misurarsi, attraverso un grande progetto nazionale d’asilo,
finanziato con 16 miliardi di lire dal Ministero dell’Interno, dal Fondo
europeo per i rifugiati e dal fondo straordinario dell’otto per mille
della Presidenza del Consiglio.
Sono 14 le regioni interessate, 41 le province e 51 i
progetti finanziati. Nella nostra regione sono sei i comuni coinvolti che
offrono un totale di 157 posti letto. Anche Lucera ha confermato la sua
vocazione solidale.
"Realizzare un centro di accoglienza, sostegno,
integrazione, rimpatrio volontario ed assistito dei richiedenti asilo,
sfollati, profughi" è stato l’obiettivo centrato con il progetto
"Lucera solidale", il primo ad essere operativo in campo
nazionale. Infatti, dal circa un mese, 22 rifugiati curdi sono stati
ospitati in quattro alloggi decentrati nel tessuto cittadino, e divisi in
gruppi omogenei (minori, donne, uomini singoli, famiglie). E’ stata
attuata una diversa forma di accoglienza "a rete". Non più i
grandi agglomerati di persone, ma una sistemazione di tipo famigliare per
favorire l’integrazione e l’accesso ai servizi cittadini dei profughi
ospitati. Il progetto, che ha
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avuto un finanziamento di 214.785.000 lire per sei
mesi, è gestito dalla Libera Associazione di Volontariato "Croce
Blu" di Lucera in collaborazione con il C.I.R. (Consiglio Italiano
per i Rifugiati), con l’I.C.S. (Consorzio Italiano di Solidarietà) e
con la Develop. S.r.l di Foggia, ed è stato promosso dall’Assessorato
alle Politiche Sociali. Tre gli stadi del progetto. L’accoglienza,
momento in cui oltre alla sistemazione negli alloggi, è stato offerto l’accesso
alle strutture già presenti nella sede operativa della Croce Blu (sala
giochi, palestra, campo da calcio e da pallavolo, servizi d’informazione
e documentazione) oltre ai servizi sanitari in collaborazione con la
ASLFG3. Segue una seconda fase d’integrazione. Saranno offerti corsi di
formazione linguistica e professionale. Sarà anche dato il necessario
supporto nella ricerca di opportunità lavorative (soprattutto nel campo
agricolo). L’ultimo stadio, e anche quello più delicato. Il rimpatrio
volontario sarà infatti, possibile solo dopo l’accertamento del
miglioramento della situazione nei paesi di provenienza. Fuggire dalla
propria terra lasciandola deserta, non porterà mai nessun frutto.
Ritornare, invece, sarebbe un modo per seminare nuova vita con l’esperienza
acquisita in Italia, lì dove molti pensano che ci possano essere soltanto
macerie.
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