Uniformità e compattezza ne "il nodo Caduto" di Michele Urrasio

di Donato Valli

Nel libro di poesie di Michele Urrasio, Il nodo caduto (Lecce, Manni Editore, 1999) l’unità stilistica e formale raggiunge teli livelli di musicale abbandono da costituirsi come garante della autenticità e della sincerità dei sentimenti. Infatti la variazione tematica è un contrappunto costante nel quale svolgono, si organizzano, si combinano gli echi, le trame sottili, i disincanti d una compiuta e circoscritta esistenza fino a quando non vengono trascesi in una sorta di specchio levigato e dolce di una inalterabile spiritualità. Poco contano le circostanze biografiche, anche se si avvertono nella delicatezza dei sentimenti familiari, nell’abbandono di una speranza finale che vede nella 

 

 

domesticità larica (fatta di spazi e di tempi ben circoscritti) la garanzia di una sopravvivenza che va oltre l’occasione e si conferma come energia segreta dominante un’architettura fatta di strutture immateriali tutte godibili nei ritmi, nelle cadenze, nei riflessi di una tersa e di trasparente parola. Il lettore non può che prendere atto di queste monadi perfette che si combinano fino a formare l’universo di una salda e originale personalità poetica; è da ciò che nasce la sensazione di "canzoniere" alla quale allude il bel saggio di Emerico Giacchery: canzoniere e non raccolta di poesie, perché l’uniformità, la compattezza sono caratteristiche che saldano il respiro in circolarità di flussi senza fratture e senza stanchezze.

 

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