Antologia di Mario negri nei sassi di Matera

di Michele De Luca

Come ogni estate, la grande scultura internazionale, grazie all’impegno del Circolo La Scaletta e di Giuseppe Appella, torna puntualmente a "dialogare" con gli incredibili spazi delle chiese rupestri della Madonna delle Virtù e di San Nicola dei Greci, nello scenario incomparabile dei Sassi di Matera. Dopo le Biennali di Scultura Contemporanea dedicate all’Italia, alla Francia e agli Stati Uniti, e le antologiche di Consagra, Melotti, Martini, Cambellotti, Andrea Cascella, Fazzini, Matta, Milani, Andreotti e Kolibal, è la volta quest’anno di una grande retrospettiva dedicata allo scultore valtellinese Mario Negri (Tirano 1916 – Milano 1987).

La mostra, a cura di Appella, comprende 70 sculture datate 1947 – 1987 e, per la prima volta, 38 disegni datati 1935 – 1952, oltre a un folto gruppo di fotografie scattate, negli anni, da Arno Hammacher, Paolo Monti, Lamberto Vitali e Ugo Mulas. Le sculture

 

 

 

 

 saranno esposte nel tradizionale percorso rupestre, mentre i disegni e le foto saranno in mostra nella sede del Circolo La Scaletta, che l’anno scorso ospitò la deliziosa mostra "Vanni Scheiwiller e la scultura" in ricordo del compianto editore e critico d’arte. Le opere ripercorrono l’intero cammino di Negri, dalla semplicità dei primi anni alla sintesi dell’età matura, conservando alla scultura la dignità e la fierezza della propria fonte primigenia, perché in essa – ha scritto lo stesso Negri – confluiscono all’unisono origine e contemporaneità delle cose e non esiste frattura tra passato e presente: c’è una perennità che scorre nei tempi, da scultore a scultore, con il solo computo degli anni e dei secoli. Negri, infatti, pur essendo stato legato a "Corrente", non ha fatto parte di gruppi e non ha aderito a movimenti, attento soprattutto a quella tensione interiore che consegna alla storia della scultura del secolo appena trascorso un’esperienza nuova e singolare, carica di energia e di vita. I due archetipi fondamentali della scultura di Negri sono il corpo dell’uomo e il tronco dell’albero. Negli anni, acquista coscienza dell’ineluttabilità di tali verità attraverso un tenace apprendistato tecnico che gli consente di vivere all’ombra della scultura, come a dire nel più assoluto raccoglimento, tra gli amici-maestri che formano il suo museo privato, con una attenzione particolare per Giacometti. Una ricerca attenta all’architettura, al formalismo di Boccioni, allo spazio postcubista, che negli anni lo ha ingiustamente isolato dalla scena nazionale per confermarlo, oggi, tra i nostri artisti più vivi e attuali. La mostra materana, che si avvale di un catalogo delle Edizioni della Cometa con contributi critici, oltre che del curatore, di Anna Finocchi, Arno Hammacher, Dante Isella e Marco Rosci, come le precedenti edizioni, è firmata per quanto riguarda l’allestimento dall’architetto Alberto Zanmatti, che, con la nota sensibilità e competenza, riesce a stabilire un vero rapporto dialettico tra le opere di Negri e l’ambiente davvero unico dei Sassi, ricco di suggestioni e di magia.

 

 

 

 

 

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