Socialisti oggi

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un intervento dell’on. Angelo Ciavarella sulla costituzione del "Nuovo PSI", di cui è stata celebrata in questi giorni la costituzione a Milano.

Foggia. Dopo la manifestazione al Palazzetto dell’arte di Foggia, i socialisti autonomisti si avviano all’assemblea provinciale di Capitanata in preparazione della Costituente nazionale che si è tenuta a Milano pochi giorni fa. La riuscita della manifestazione ci incoraggia ad andare avanti, per rilanciare la nostra presenza, non solo per riconquistare la nostra "casa", ma per contribuire alla soluzione dei problemi del Paese.

In un firmamento politico di più di quaranta sigle ci attende un cammino lungo e difficoltoso, e certamente non abbiamo alcun senso di resa, che può solo albergare in chi ha concepito e concepisce la politica come mero esercizio del potere, come professionismo individuale piuttosto che azione collettiva. La milizia e l’iniziativa politica deve partire dal basso e dalla periferia, come è nelle migliori tradizioni del movimento socialista italiano ed europeo. In questi ultimi cinquant’anni di storia, i socialisti hanno contribuito a produrre la modernizzazione, il progresso civile e l’emancipazione del paese nella libertà e nella dialettica democratica. La degenerazione partitocratica, che ha colpito in generale tutti i partiti, ha inferto un duro colpo al nostro, tale da farlo scomparire nell’ultimo scorcio del secolo dalla geografia politica del paese.

La conseguente azione giudiziaria, che il più delle volte ha travalicato i confini del perseguimento dei reati, ha finito col sostenere i disegni politici di partiti, che inesorabilmente sul piano della storia erano stati travolti. Ma la volontà di rinascita dei socialisti è ferma , perché sanno che il progresso del paese è frutto della loro storia e azione. Non c’è stata riforma sociale o avanzamento dei diritti civili che non portano la firma e i tributo del loro partito.

Ora si deve voltare pagina, senza ignorare il passato, ma sforzarsi di essere erede dei suoi meriti, e non vittima dei suoi mali. Quelli che si iscrivono nell’albo dei liquidatori del socialismo, non immaginano e non conoscono la cocciuta volontà di esistere, che si è forgiata nei lunghi decenni di lotta per il progresso civile e sociale. Ma per rinascere in maniera vitale, occorre che si affrontino i problemi reali del paese, non parlare a se stesso, ai socialisti della diaspora, né rinverdendo vecchi rancori, meschine supponenze e inani trionfalismi.

 

Nello stato di disorientamento politico che vi è nel paese in generale, ed in particolare nella sinistra, la scelta da compiere è nell’occupare lo spazio della parte laica, liberale e libertaria. Sul piano sociale ed economico bisogna farsi carico principalmente dei problemi e degli interessi dei ceti tagliati fuori da un modello di sviluppo corporativo, che mette ai margini le giovani generazioni, i non occupati, i lavoratori in nero; devono emergere le energie creative e professionali. Una sinistra e un sindacato conservatori, che mentre parlano di grandi progetti e fumose svolte, aprono ai grandi ceti industriali, concedendo loro grandi inviti, non è e non può essere il governo di sinistra. Né si è di sinistra, quando si persegue una cultura della delegittimazione dell’avversario, il giustizialismo e la falsificazione della storia. Sono sufficienti questi brevi cenni per capire il perché la sinistra mentre detiene il massimo di potere istituzionale, ha il minimo di consenso dell’opinione pubblica. Messi insieme, infatti, i democratici di sinistra, i comunisti di Cossutta e Rifondazione Comunista di Bertinotti non raggiungano l’elettorato del solo P.C.I. di una volta.

Questo si verifica perché la cosiddetta sinistra non riesce a misurarsi con una realtà in movimento e con i suoi relativi problemi. A differenza del centro- sinistra di Nenni e di Craxi, nonostante fosse stretto tra una DC, forza maggiore della coalizione, immobilista, ed un PCI all’opposizione, istintivamente ostile, il P.S.I. è riuscito a rinnovare le leggi e le istituzioni.

Il compito primario per poter riprendere il cammino è parlare a tutti i socialisti dispersi nelle varie formazioni politiche, e principalmente a quella numerosa schiera che si è rifugiata nell’astensionismo. Un vero partito riformista è indispensabile al funzionamento dello Stato e della democrazia rispetto a questa cosiddetta sinistra governativa che precipitosamente e acriticamente ha abusato delle sue radici leniniste e non può pretendere di rappresentarle. Né vale il richiamo a un puro assemblaggio di forze che va da Amato a Bertinotti; quando i militanti di base, i quadri intermedi e i dirigenti nazionali di queste forze politiche sono rimasti tenacemente agganciati ai vecchi schemi mentali tipici della tradizione comunista togliattiana. Questa sinistra non può validamente vedere impegnati i socialisti riformisti selvaggiamente aggrediti da chi è rimasto stalinista, anche se dall’oggi al domani ha cambiato nome e programma.

 

On. Angelo Ciavarella

        

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