La prigioniera del Castello di Monte S. Angelo

Filippa maletta hohenstaufen

di Angela Picca

Volge le esili spalle al visitatore la nipote del "puer Apuliae", prigioniera dietro sbarre che non potranno più impedirne la fuga. Da sette secoli Filippa Maletta Hohenstaufen riposa fra le mura del Castello di Monte S. Angelo; solitaria padrona di quella dimora, libera per sempre da catene terrene, ci guida fra le antiche pietre, nel ricordo di fasti lontani, ormai spenti.

Nata nel 1242 da Margherita di Poli, erede del senatore romano Giovanni, e da Federico d’Antiochia, figlio naturale di Federico II, ella sposò nel 1258 il camerario del regno Manfredi Maletta, noto come valido poeta, di cui purtroppo nulla è rimasto, ma ancor più noto come traditore della casa sveva. Il Maletta, per alcuni storici, appartenne ad un ramo collaterale dei Lancia i quali, secondo l’uso del tempo, ripetutamente strinsero legami nuziali tra loro. 

 

 

 Il fratello di Filippa, Corrado d’Antiochia, conte d’Alba, Celano e Loreto Aprutino sposò, infatti, Beatrice figlia di Galvano Lancia zio di Manfredi e la stretta rete di nodi parentali, che il "biondo e bello" re di Sicilia volle intorno a sé, avrebbe dovuto assicurare fedeltà assoluta al sovrano, ma questo non sempre avvenne. Il Maletta tradì nella battaglia di Benevento e lo stesso voltafaccia mise in atto alla discesa di Corradino, che privò del tesoro. Lo scontro di Tagliacozzo segnò il tracollo di tutti i ghibellini d’Italia, molti passarono dalla parte guelfa e ritrovarono onori e feudi. Ma Filippa non seguì il marito nella fuga. Lasciò che il nuovo re di Sicilia, il freddo e spietato Carlo d’Angiò la catturasse, pronta a seguire la sorte riservata a tutti discendenti svevi: gli uomini uccisi, le donne imprigionate. Ella venne così rinchiusa dal "nuovo Nerone" nel castello di Monte S. Angelo, ove rimase sino alla morte.

Lì suo nonno, lo "Stupor mundi" e la bella "leggiadra oltre ogni dire" amata Bianca Lancia, affacciati sul quieto golfo di Siponto, stretti, in attesa di qualche rara alba rubata alla politica, forse avevano trascorso le loro ore più felici.

Le sempre giovani spalle di Filippa, illuminate da una luce irreale, si piegano sotto il peso del comune duro destino degli Staufen. E, forse, quel fruscio tra foglie d’autunno, nella notte deserta della foresta Umbra, quasi un sussurro che vaga nel vento, alla ricerca di una felicità sognata, forse è il suo e sembra bisbigliare: "non dimenticate … non dimenticate …"

 

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