Un libro di Renato Russo

La battaglia di Canne

di Angela Picca

"…Iam et sinistro cornu Romanis…consertum proelium erat, segne primo et a Punica coeptum fraude…" (T. Livio Ab U.C., XXII, 48, 1-49, 18)

Quante volte e quante generazioni, davanti al vocabolario spalancato, hanno affrontato la battaglia di Canne? 

La storia di Roma del repubblicano Livio - "il mio pompeiano" lo definiva Augusto, "Poeta della storia" per il Leopardi - ha accompagnato i nostri anni di formazione, quando il latino era ancora disciplina amata e le pagine sulle origini leggendarie dell’Urbe, nel passaggio da una classe all’altra, venivano, mano a mano, sostituite da quelle più difficili in cui oscuri arcaismi, "oratio obliqua" e innumerevoli subordinate diventavano insormontabili ostacoli per giovani menti alle prese con i primi amori. E Canne, Canne popolò i nostri sogni – o incubi? -. Chi non è stato interrogato sulla famosa sconfitta dei Romani? E chi non ha interrogato? "Parlami della II guerra punica" - ripeteva sfinito l’insegnante negli ultimi giorni caldi di maggio. E spesso, perduto nei particolari l’allievo, ancor più sfinito, non sapeva chi fosse uscito vincitore da quel campo. "Ma Annibale, naturalmente!…". Oggi quegli studenti sono cresciuti, uomini e donne impegnati nelle professioni, nella vita politica, padri e madri a loro volta, costretti a rinverdire lontani ricordi. "Ma come non lo sai …, io ai miei tempi…". Così va il mondo e forse, per i più, il nome di Canne sarebbe rimasto nelle pagine ingiallite di un traduttore se uno studioso attento come Renato Russo non lo avesse riproposto a titolo di un ‘ponderoso’ volume, vero compendio intorno allo storico scontro avvenuto il 2 agosto del 216 a.C.. "Postero die ubi primum inluxit… jacebant tot Romanorum milia…"(XXII, 51). E’ la descrizione del giorno dopo: "Tante migliaia di Romani giacevano, fanti misti a cavalieri come li aveva accomunati il caso, o nel combattimento o nella fuga". Più di duemila anni sono trascorsi da quella fatidica data e l’Ofanto, sempre più assetato, scorre, come allora, indifferente, ma all’alba continuiamo a vedere "cagne" aggirarsi fameliche nel "campo di sangue" e ci vengono incontro le ombre dei 

50.000 cadaveri, dei 18.000 prigionieri che trascinano catene sulla collina assolata di Canosa ... Il testo di Russo rappresenta un apporto fondamentale, una vera mappa per chi desideri orientarsi nella vastissima produzione degli scritti su Canne. Il volume, infatti, si apre con un quadro generale del periodo storico, del paesaggio teatro delle vicende; si arricchisce poi del confronto fra i condottieri Marco Claudio Marcello e Publio Cornelio Scipione con Annibale, colui che fu sconfitto non dal popolo romano ma "obtrectatione atque invidia"del Senato cartaginese. Con tratti magistrali Livio scolpisce l’avversario di sempre, modello di stratega militare per tutti i tempi, quando, a colloquio con Scipione, nel 202 a.C. tenta di convincere il console romano ad una pace ragionevole "…perché tu oggi sei quello che io fui al Trasimeno e a Canne" (XXX, 30-12). I due comandanti si lasciarono senza accordo, la parola finale spettò alla guerra "…armis decernendum esse". Il resto è noto: la Puglia -dove Annibale rimase per quasi undici anni "demolendo, saccheggiando, incendiando… quasi un ferro rovente che lascia una cicatrice mai più rimarginabile" (V.A.Sirago) - pagò un prezzo altissimo, non soltanto per l’impoverimento del territorio ma soprattutto per le rivalse dei Romani sulle città infedeli. La II guerra punica si concluse con il richiamo di Annibale a Cartagine; la III, nel 146 a.C., con la distruzione dell’odiata nemica e Roma, che nello stesso anno vide anche la capitolazione di Corinto, divenne la regina del Mediterraneo. Una duratura pace sembrava assicurata. Si aprì invece un secolo di sanguinose guerre civili che trasformò l’originaria "polis" repubblicana in capitale di un impero. L’autore accompagna il viaggio del lettore con una ricca documentazione: carte geografiche e topografiche, foto dei più importanti siti e reperti archeologici e una preziosa appendice in cui vengono citate tutte le fonti sull’avvenimento, anche quelle meno note al grande pubblico quali Sosilo di Sparta, maestro di greco e di strategia militare di Annibale, e Sileno di Calacte, al seguito della spedizione cartaginese. Fra i Romani Lucio Cincio Alimento, fatto prigioniero, e il poeta Ennio, il pater della letteratura latina, che partecipò come oplita alla battaglia: in superstiti frammenti la sua descrizione forse approssimativa, ma certamente di grande suggestione: "Iamque fere pulvis ad caeluim vasta videtur… - Ora una spessa polvere s’innalza e par che oscuri il cielo…".

Ennio Annales VIII?

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Renato Russo La Battaglia di Canne e la campagna annibalica in Puglia nel contesto della II guerra punica Editrice ROTAS, Barletta 1999 pagg. 735 - L. 80.000

 

 

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