Gran Bazar della politica

di Geremia Del Grosso

LUCERA. Ormai in concerto i "candidi eroi" della politica nostrana, forse un po' svampiti per gli ideali a pezzi. Da tempo si avverte come un prurito da pulci l'arrivo di un'apoteosi di ritorni e qui sta l'insopportabilità di questo "pruriginoso scirocco" cosi' diagonale da spezzare in volo novelle colombe. Dunque fiato a chi intende farsi apprezzare, richiamando l'attenzione sulle tante virtù avute e coltivate nelle custodie d'una lunga e maledetta ibernazione. Un po' come l'animo del piazzista chiassosamente deciso a vendere la sua merce. Sarà vero che il valore di una crescita o di una fatale riemersione stia nel punto in cui sì supera il limite e si trabocca? ( ....si rovescia fuori). A pensarci bene questo scenario appare come la costante che marca il tempo in cui viviamo e l'idea di uno scavo, si accompagna inesorabile a quello di un mondo sepolto, che oggi elabora i suoi appelli e prepara veementi contraccolpi con sofisticata "lussuria" grazie ad una spenta (certa) sinistra trafitta a "morte" da un manipolo di consanguinei. E' innegabile, è un vivace bazar! A primavera, per bizzarria del caso, alcuni eletti andranno a reggere le sorti della città, costretti a marciare lungo i sentieri di una politica scivolosa e labirintica con qualche bussola d'insieme. Purtroppo nessuna "stravaganza" sorreggerà i programmi politici, sempre uguali come parabole evangeliche, ripetitive fino allo sbadiglio… sic: urge cari elettori, elettrici, amici, compagni, camerati una messa a fuoco sui punti nodali, un superamento dei conflitti e delle contraddizioni in corso... bla, bla ..VOTATE... VOTATE ! Certo, questa stralunata prefase elettorale si colloca in una geografia politica che cerca col binocolo gli aspiranti "CESARI " al Palazzo, come a bei tempi, che facevano loro aggraziati pupazzetti di "carta" e ci appiccicavano sopra i baffi, le sopracciglia, il ciuffetto di peli delle proprie capre, li corazzavano di tutto punto con i loro floreali vestitini, le cravatte a farfalla, le giacchette 

 

attillate oppure stracciate… che tempi... quando dal cielo piovevano come coriandoli "Villanelle cosciose e pettorute" sui piazzali affollati di fans speranzosi di manna tra tamburi assordanti e sventolio di stendardi .... Era la città festaiola, pronta ai trionfi come nell'antica Roma e si passava creduloni sotto gli archi di Traiano o di Costantino. Sarà, ma le cose belle non si ripetano mai! Attualmente ci sono cognomi pericolosamente doc, tra l'altro a garantire il proseguimento di una tradizione nella casualità dei destini. E' forse un rischio a occhi chiusi? Questi antichi aspiranti vanno a infoltire il plotone della lucerinità d'assalto che azzardano sorpassi pericolosi in autostrade assai affollate. Il tornare al vivere politico una seconda volta o cento volte ancora non è soltanto un atto individuale, ma un'azione corale, che coinvolge il protagonista ma anche i comprimari in un viaggio di scommesse e di impegno socio - politico. IN QUESTO GRAN MERCATO, dove veleggia l'immagine sbieca dei cacciatori cacciati? La notte resta notte, ma per ognuno diventa la sua notte, dove i pensieri si popolano con scenario di sgomento per quella rocambolesca caduta dall'alto di un potere difeso al pari di amovibili coboldi (padroni di casa).Chissà se gli eterni adolescenti del potere saranno sospinti dall'irrefrenabile vocazione a risorgere; la storia di fatto ci mostra tanti passaggi di" resurrezione". Sarà la lotta per un voto nuovo per imparare a rivivere dopo essere stati più volte e lungamente a scomparire. E' uno stato d'animo che sfugge alle logiche pure e semplici della mente perché coinvolge di necessità le risorse degli ideali, del cuore. L'idea che la propria politica sia la migliore delle politiche possibili è soltanto una variante della fede in se stessi. Non perdiamo la memoria per apprezzare lo spirito democratico e la dirittura del comportamento. Venga pure il gran bazar della politica purché non uccida la politica di qualità… si, senza portarla alla disperazione.

 

 

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