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di Leonardo P. Aucello
S. Marco in Lamis.Tra le tante iniziative
volte a far conoscere la storia e i personaggi del passato che hanno
inciso sulla vita del territorio, il Centro Regionale Servizi Educativi e
Culturali, Distretto Fg/27 di S. Marco in Lamis ha ridato alle stampe un
breve romanzo ottocentesco, scritto da un giovane scrittore di Rignano
Garganico, Giulio Ricci. Il titolo dell’opera è "Rosedda",
dal nome della protagonista del racconto. IL volume reca il sottotitolo
"Costumi garganici". Il romanzo, che è forse più un racconto
lungo, è stato pubblicato una prima volta a spese dell’autore nel 1889,
per i tipi di Giovanni Morsico di S. Severo. E’ un’opera scritta in un’età
abbastanza giovanile per un romanziere che si rispetti, intorno ai
venticinque anni, essendo egli nato nel paese garganico nel 1862. Il
volume è stato curato dal responsabile del suddetto Centro, il
giornalista Antonio Del Vecchio, dello stesso paese del Ricci. Si tratta
di un libro che è stato definito dal critico letterario Carlo Villani nel
"Scrittori ed artisti pugliesi" del 1904 di stampo
"verista" perché l’ambientazione del romanzo e l’impostazione
sembrano richiamarsi a quel grande filone regionalistico che ha lasciato
una forte impronta nella cultura letteraria di fine secolo, con autori
come Verga e Capuana. Ma, a mio parere, più che ai suddetti canoni
letterari esso si può avvicinare in un certo senso al realismo del
secondo Ottocento; nella parte finale, dall’unione cioè tra la
protagonista con don
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Limone, un uomo malaticcio, ma di buon
partito per la gente povera del posto: un matrimonio mal riuscito che si
conclude con la resa sentimentale della stessa Rosedda. E proprio appunto
in questi brevi bozzetti di vita campestre e paesana, che forse emergono
qua e là alcune tematiche di tipo verista soprattutto negli atteggiamenti
e nella rassegnazione stoica della protagonista. Ma l’importanza del
volume non sta nella trama in sé, quanto piuttosto nelle diverse scene
che sembrano creare un collage di immagini e personaggi in cui il punto
centrale del racconto e il paese entro il quale si svolgono le piccole e
distinte trame del romanzo. C’è la festa al vicino Santuario della
Madonna di Cristo; la marcazione degli animali; l’uccisione del maiale;
richiami borbonici a alcuni episodici brigantaggio, ma soprattutto la
varietà e uniformità insieme dei costumi e modi di vita rignanese di
fine secolo. Anche la scrittura si muove tra forme di tardo- romanticismo,
aspetti naturalistici misti ad esiti di espressioni veriste che creano un
vero sincretismo eclettico di tradizioni, religiosità, modi di dire e
comportamenti di quella caparbietà di provincia con i suoi limiti che
costituiscono nel contempo la ricchezza del patrimonio culturale non solo
dei personaggi ma dell’intero popolo nel suo insieme. Era comunque un
libro che andava ripubblicato e che rappresentava nel contempo la
testimonianza diretta di un mondo amabilmente arcaico con le
incomprensioni e i limiti della civiltà contadina consegnata ormai alla
storia.
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