27 gennaio: celebrata nelle scuole il "Giorno della Memoria"

dalla shoah una speranza per il futuro

di Agata SARDELLA

Carapelle. Anche l’istituto comprensivo del piccolo centro a sud di Foggia, grazie alla sensibilità del dirigente scolastico, prof. Raffaele ZANNOTTI, ha risposto all’appello lanciato dalla L. 20 luglio 2000, n. 211, che ha dichiarato il 27 gennaio "Giorno della memoria", invitando tutti ad una riflessione collettiva su una delle pagine più oscure della storia del Novecento, su quella cioè scritta dal nazismo in relazione alla sua politica di annientamento organizzato del "diverso". Così 17 ragazzi della 3^ B, (scuola media) sotto il coordinamento della loro docente di storia, si sono "improvvisati" ricercatori ed hanno cominciato a leggere libri sull’argomento, a consultare carte, a scorrere giornali, a scrivere riflessioni, a fermare sulla carta pensieri, a ricercare testimonianze: gli esiti sono oggi in esposizione nell’atrio della scuola, dove è stata allestita un’interessante ed intensa mostra documentaria, frutto di un serio impegno degli allievi, che si sono lasciati coinvolgere "toto corde" non solo nell’iniziativa dell’esposizione dei prodotti elaborati, ma anche in tutti gli altri momenti programmati per la giornata, a cominciare dalla proiezione del film "La vita è bella" di R. Benigni alla preparazione del dibattito e alle riflessioni previste, in fase di chiusura di giornata, sul razzismo oggi.

Tutte le attività in programma oscillano, infatti, tra la memoria e il presente, tra la narrazione del "già accaduto" e la prospettiva del futuro, tra l’orrore dello sterminio e la speranza del "mai più": accanto alle brutali immagini di morte e di disperazione, che richiamano alla mente i funesti nomi di Dachau, Auschwitz, Mauthausen, Birkenau, (v. la sezione della mostra intitolata "Documenti" e l’altra denominata "L’orrore della memoria") compaiono le intense e commoventi riflessioni dei ragazzi, orientate da un lato a "gridare" tutto il loro incredulo stupore dinanzi a quanto è accaduto, tragicamente segnato dalla negazione assoluta dell’altro come uomo, dall’altro ad affermare con tutta la loro esuberanza adolescenziale la speranza che mai più l’uomo possa toccare il fondo dell’abisso, come è successo nei lager nazisti. Nasce proprio da questo ordito di memoria e di speranza il senso più profondo della mostra di Carapelle, che invita sicuramente "a non dimenticare", per dirla con P. Levi, ma soprattutto stimola verso la "costruzione" di una società diversa, multiculturale e multirazziale, in cui la "dignitas hominis" sia sempre e comunque al primo posto nella scala dei valori e in cui ci sia spazio per tutti, in un’ottica di apertura, di collaborazione, di dialogo, di libertà e di pace.

 

 

Tutto questo, però, non è scontato, sembrano dire gli allievi della scuola media di Carapelle: alcuni episodi di questi ultimi anni, infatti –pensiamo in questo momento agli orrori della guerra nell’ex Jugoslavia, alla Bosnia, al Kossovo, ai conflitti del continente africano, a quanto è accaduto all’Est, alle trasmigrazioni in massa dall’Albania, ai "vu cumprà" che affollano le nostre città e così via– lasciano intendere che l’intolleranza, il razzismo, l’odio contro chi è diverso sono ancora radicati nel cuore degli uomini. In questo quadro di riferimenti diventa importante il compito della scuola nella formazione delle nuove generazioni, non abbassando mai la guardia, ma costruendo significative esperienze di apprendimento capaci di promuovere, anche attraverso la memoria del passato, una seria educazione ai valori, innervati in una sorta di revisione etica fondata, come ricorda la Centesimus annus, sulla prospettiva umana, cioè su un nuovo profilo di uomo e su una nuova immagine della società, caratterizzati l’uno e l’altra da un marcato miglioramento della qualità della convivenza civile. Solo in questa direzione acquista una significativa valenza il "Giorno della memoria", così come è vissuto dai ragazzi organizzatori della mostra, il cui metamessaggio sembra potersi riassumere nella speranza che, solo quando l’autoriflessione sull’Olocausto sarà diventata parte significativa del "paesaggio interiore" di ognuno di noi, i mostri generati dall’uomo potranno essere ricacciati nell’abisso.

Per questo messaggio di speranza che affiora tra gli orrori delle testimonianze e delle immagini - organizzate in una drammatica sequenza anche grazie alla collaborazione del Sig. Donato PILEO – vale la pena ricordare ad uno ad uno i nomi dei ragazzi protagonisti dell’iniziativa, coadiuvati anche dagli allievi delle 5^ classi della sezione elementare che hanno impreziosito la mostra con i loro pensierini e le loro riflessioni personali:

CAPACCHIONE Antonio, CARDONE Lucia, COLUCCELLI Michele, COLUCCI Luigia, DE LILLO Erika, GELORMINI Valentina, LANZELLOTTI Walter, MANDRONE Luigi, MASUCCI Dario Pio, MENNUNI Luigi, MONTEREALE Manuela, PERILLI Anna Maria, PERRONE Pasqualina, RINALDI Carmela, STALLONE Viviana, TURINO Domenico, Giuseppe, Stefano, VALLARIO Roberto

 

   .Ritorna alla copertina