Socialismo e liberta'

di Franco Granata

Il socialismo italiano non si può riconoscere in una sinistra che pur rappresentando una posizione guida nel governo del paese, vive una situazione di grave crisi. La sinistra italiana appare reticente e a volte inadeguata a perseguire i valori ed i principi fondamentali dell’esperienza socialista: quello della equità, quello della solidarietà, quello della libertà degli individui e quello del primato della verità.

La sinistra di governo anche se proclama di volersi liberare da vecchie logiche, rimane fortemente ancorata ad una concezione dello stato del benessere che oggi è generatrice di ineguaglianze e di forme devastanti di discriminazione sociale. La seconda metà degli anni novanta, sono stati complessivamente un periodo negativo per l’economia italiana.

Le politiche di intervento pubblico nell’economia e le politiche assistenziali hanno prodotto in Italia una devastante discriminazione tra generazioni. Le nuove generazioni sono destinate alla disoccupazione permanente. La difesa di gruppi sociali considerati tradizionalmente da tutelare ha impedito lo sviluppo di politiche che combattono le nuove forme di esclusione e di discriminazione.

Lo stato sociale ha perso le sue originali caratteristiche di veicolo per l’emancipazione dei ceti disagiati, di correttivo della disuguaglianza, di strumento per garantire la parità dell’ascesa sociale, per trasformarsi in struttura orientata al consenso e all’alimentazione di ceti burocratici e corporativi. La spesa per le pensioni è diminuita riducendo la maggioranza delle pensioni sotto il limite della povertà. Sono state mantenute profonde sperequazioni nel sistema pensionistico mantenendo pensioni di anzianità in modo indiscriminato e le pensioni altissime non sono state toccate.

Di fronte a gravi fenomeni di involuzione della democrazia, in presenza di squilibri istituzionali che riducono lo spazio della sovranità popolare, la sinistra si è di fatto alleata con ceti burocratici che si sono arrogato il diritto di determinare libertà pubbliche ed individuali nonché le scelte politiche dei governi.Il fenomeno del giustizialismo e dell’intervento del potere giudiziario nella scelta politica e nella selezione delle forze politiche, ha visto la complicità dei postcomunisti al governo.

Dopo la caduta del muro di Berlino e dopo il crollo del sistema comunista in Europa è mancato da parte della sinistra al governo una scelta di verità. Si è rimossa e cancellata la persecuzione subita dai piccoli partiti socialisti democratici nell’Est europeo. Si è data dignità agli eredi degli oppressori senza rispetto per gli oppressi. Si è giunti al punto di non sentire il bisogno di un atto di condanna del comunismo e di non riconoscere i meriti di coloro che con ogni mezzo, nel nome di principi di democrazia, di libertà e di socialismo, hanno combattuto il comunismo.

Dagli eredi dei partiti dei comunisti dell’Est, la sinistra italiana ha ereditato la scelta della doppia verità nell’argomentazione e nella propaganda politica. Si segnalano giustamente i pericoli che derivano da Heider che si ispira all’intolleranza etnica, ma manca nella sinistra una ferma condanna di quei partiti e quei movimenti che, richiamandosi all’eredità comunista e fregiandosi del nome comunista, riabilitano il totalitarismo e si uniscono in quello che è stato il simbolo di repressioni, massacri e genocidi.Questo è il dissenso dei socialisti.

Esprimere il dissenso è un preciso dovere del Nuovo Partito Socialista Italiano.

 

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