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di Antonio Guida
S. Marco in Lamis. "Sant 'Antone:
mashkere e sone!". Così recita un vecchio adagio popolare. Anche
quest'anno il santo Abate ha tenuto fede al detto perfettamente. Difatti
nel giorno della Sua festa mi è giunto attraverso il servizio postale un
paffuto bustone contenente "Maschere e suoni", l'ultima
pubblicazione di Michele Grana, GIOIOSA di San Nicandro Garganico editore.
Si tratta di un buon lavoro di scandaglio,
di collazione, di coagulo condotto da uno specialista di etnografia nel
gorgo di testimonianze scritte e orali relative alla più briosa festa
dell'anno. Sicuramente Michele GRANA è lo studioso più indicato ad
affrontare questo argomento un quanto dal Carnevale si è sempre lasciato
fortemente coinvolgere. In seguito si comprenderà il perché! Il primo
capitolo serve all'Autore per riportare i risultati di una piccola
indagine condotta allo scopo di trovare saldi addentellati tra alcuni riti
dello sciamanismo, del paganesimo e le più recenti feste carnevalesche.
Poi l'azione di ricerca si fa più circoscritta, più vicina
esclusivamente alla realtà sannicandrese che costituisce l'anima dell’intero
lavoro. Dalle testimonianze riportate affiora soprattutto quale e quanta
partecipazione questo popoloso centro garganico abbia riservato nel tempo
alla "tregiorni più pazza", sotto varie espressioni. I meno
abbienti sono stati sempre i più attivi.
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Scrive il Guénon che nel corso dei
Saturnali, feste pagane fortemente annodate al Carnevale, si aveva
l'immagine di un vero "mondo alla rovescia". Più volte mi sono
chiesto se l'usanza di rivoltare giacche e pastrani non rispecchi proprio
l'antico modo di sentire le cose nei giorni dei riti voluti per il Padre
di Giove o se questa sia la più semplice maniera di mascherare la
povertà! Nel libro di GRANA si legge anche del tempo riservato alle
allegre manifestazioni in maschera, che ci pare cosa comune all'intera
area garganica; dei "concertini" che una volta rallegravano le
vie del paese; de "Li ditt", brevi rappresentazioni di genere
satirico affidate a improvvisati istrioni che nel corso della recita
seguivano più l'estro anziché il canovaccio. Tra gli autori di "Ditt"'
va annoverato lo stesso Grana. Numerose foto d'epoca rievocano
icasticamente questi momenti che sono anche parte di storia sannicandrese.
Le immagini e lo scritto, il vecchio e il nuovo, il ricordo e il vissuto
sono mirabilmente fusi in questo volume che si fa leggere d'un fiato. Al
termine della lettura, si tende a rapportare le locali costumanze al modo
di "far carnevale" a Sannicandro Garganico. "MASCHERE E
SUONI" è allora, oltre che un valido container di fatti e di cose
che sono proprio della tradizione sannicandrese, un veicolo per consegnare
alle future generazioni usi e costumi di una città, un mezzo per
rimuovere la polvere che ammanta i ricordi, un input per avviare ulteriori
ricerche. Ed è questo che vuole, che fa felice il vero etnografo !
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