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di Angela Picca
Per chi volesse percorrere un itinerario
nella memoria storica della terra campana si consiglia una tappa, non
frettolosa, al Museo di Capua. L’antica città
preromana è sede di uno dei più importanti musei italiani, non soltanto
per ricchezza di reperti, ma anche per la loro qualità e originalità. Ci
si perde nelle ampie sale del quattro-centesco palazzo Antignano tra le
arcaiche statue votive in tufo la cui datazione va dal VII al I sec. a.C..
Unica collezione al mondo, le "matres
matutae", le dee italiche della fertilità, vestite di geometrici
panneggi, sembrano chiamarci con l’offerta del magico melogra-no e a
braccia spalancate mostrano con orgoglio la loro ricchezza: i figli, a
volte intere dozzine, testimonianza di una civiltà legata alla
coltivazione dei campi. Capua, infatti, ci rivela,
attraverso la scoperta della sua necropoli, la grandissima produttività
agricola della campagna circostante ed estesa all’Italia Centrale e alla
Daunia.
In particolare le ceramiche a policromia
"densa e cupa" in un disegno "pieno e severo" (Bianchi
Bandinelli) attestano i rapporti con l’area nord pugliese. Si cammina
tra le epigrafi scritte in osco bustrofedico (alla maniera in cui arano i
buoi), formule arcane o forse moniti per viandanti smarriti, preghiere
smozzicate che il tempo ha reso illeggibili. Ci si ferma dinanzi alle
"apotropaiche" antefisse: i loro colori naturali, quel sapore di
terra antica non ci spaventa più, anzi fa affiorare nuovamente alle
labbra un sorriso che credevamo dimenticato. Numerosissimi
i vasi attici, a perenne ricordo di un Tirreno affollato: navi greche ed
etrusche mai così ricolme per illustri cittadini innamo-rati della
bellezza. E chi più del "Puer Apuliae" amò tanto Capua?
Qui, nel cuore della Campania Felix, Federico II stabilì
la Magna Curia, qui i suoi più fidi consiglieri Pier delle Vigne e Taddeo
da Sessa. Oggi le loro teste staccate dai freddi corpi di marmo appaiono
quasi presa-gio del destino imminente, la caduta della casa sveva.
"Transit gloria mundi": della
"Porta Capuana", simbolico ingresso nel Regno di Sicilia, fatta
demolire nel 1557 dal Vicerè di Napoli, restano sol-tanto poche pietre e
l’impera-tore, in morte, volle vestire l’abito dei cistercensi …
Altre preziosità sono racchiuse in questo
scrigno, una ricchissima biblioteca di oltre
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50.000 volumi, mano-scritti e
pergamene ingiallite vorrebbero rivelarci i loro segreti e acuto si fa il
desi-derio di tornare per perdersi in una singolare "sindrome di
Stendhal" … Ma lasciamo al visitatore il piacere di riscoprire i
tesori d’Italia in un viaggio che potrebbe concludersi a S. Angelo in
Formis, la chiesa dedicata all’Arcangelo Michele eretta tra il VI/VII
sec. sulle fondamenta del Tempio di Diana Tifatina.
Spicca, bianco, a mezza costa sulla collina
il gioiello di archi-tettura romanica, con portico a cinque arcate, che
presenta, al suo interno – perfettamente conservato - il più antico
ciclo di pittura campana dell’Italia Meridionale, eseguito sotto
Desiderio. L’abate di Montecassino è raffigurato nell’abside, col
nimbo quadrato dei viventi, mentre offre il modello della chiesa e, più
in alto, i simboli dei quattro evangelisti ci invitano a sollevare il
nostro sguardo lassù, oltre le nuvole …
Dirige il Museo di Capua il prof. Don
Giuseppe Centore, presiede il "Comitato Tecnico Esecutivo" l’On.
Vittorio Sgarbi.
Orario d’apertura: dal
martedì al sabato ore 9-13.30
Domenica ore 9-13
Chiusura lunedì e festività
infrasettimanali.
Ingresso L. 8.000
(Nella foto: la porta di Capua in
un disegno di Andrea Mariano)
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