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di Andrea Petito
LUCERA. Ancora non si entra nel vivo
della campagna elettorale, ma il tormentone del Totocandidato ha
contagiato elettori ed eletti in ogni consesso. In realtà, si discute
più dei papabili candidati per il collegio alla Camera, che dei i
senatori ‘in pectore’; probabilmente, da quando il collegio
senatoriale è stato ampliato (1994), i lucerini vedono come loro punto di
riferimento il deputato eletto e, quindi, stanno ben attenti a carpire
ogni minima indiscrezione. In Piazza e nei bar il mormorio serpeggia, e
non manca chi, ad ogni nome rivelato, si fa una risata e, con molta
disinvoltura, ne tira fuori almeno tre. E’ un gioco quotidiano, quello
del Totocandidato: nelle pause di lavoro o nel consueto struscio serale
ogni partecipante a questa manifestazione ludico- politica non solo tira
fuori dal cilindro i nomi dei prescelti, ma argomenta, giustifica la
scelta in questione. Il più delle volte si esprimono più le speranze che
le certezze; ma la politica è fatta anche di aspettative disattese, di
continue illusioni e delusioni. D’altronde, un ‘payoff’ deve esserci
per forza.
Tratto saliente dell’aggiornato e
solerte indagatore-rivelatore di nomi è quello di vantare autorevoli
fonti di approvvigionamento delle notizie. Più è in alto la fonte, più
il nome svelato ha quasi il crisma dell’ufficialità. Un limite, però,
è posto ad ogni cosa e, per non scadere nel ridicolo, fra i personaggi
citati quali disvelatori non compaiono i ‘leader’ nazionali e il Sommo
Pontefice. Per il resto, ci sono tutti: si va dal contatto stabilito con
fantomatici parenti di segretari particolari a coordinatori regionali dei
vari partiti. Chi cita un consigliere comunale, a testimonianza della
bontà dell’indiscrezione ricevuta, non è neanche considerato. Già,
perché la Politica (con la ‘P’ maiuscola, si badi bene…) si fa a
Roma, al massimo a Bari o, come ritengono molti di questi cacciatori di
nomi, nelle segrete stanze di circoli massonici.
Ma, più che scomodare improbabili
grembiulini, è assai probabile che i candidati siano scelti su due o tre
livelli decisionali: si parte dalla contrattazione nazionale sulle quote
di collegi spettanti ad ogni partito della coalizione (e qui Cencelli
docet), si prosegue con lo ‘screening’ sulle candidature più
imbarazzanti o combattute, recependo i suggerimenti dei coordinatori
regionali; infine, si lascia un margine di autonomia agli stessi
coordinatori regionali, i quali, in concorso con sindaci dei capoluoghi e
con
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altri esponenti di spicco dei partiti,
determinano parte dei candidati in quota ai rispettivi partiti. E le
sezioni ed i circoli? Più che contare il sodalizio cittadino, conta il
carisma e, soprattutto, il peso politico del candidato- concorrente
(definito così, perché, prima ancora di concorrere con altri candidati
di altre coalizioni, deve vincere nell’agone interno); per spuntare la
candidatura è necessario avere appoggi romani e baresi, consenso sul
territorio del collegio, una buona attitudine a sapersi districare nel
mondo della politica, e, se madre natura ha provveduto, anche una bella
presenza. La cultura? Non è indispensabile.
Le voci si susseguono turbinose: nel
Centrosinistra c’è ancora nebbia fitta sui candidati, nel Centrodestra
non c’è neanche quella. ‘Di Gioia al Senato e Ricci alla Camera– si
chiede l’attempato compagno di base– o viceversa, oppure qualcun
altro?’; gli fa eco, dal canto suo, il militante polista, il quale
bofonchia: ‘in principio era Santaniello, poi Labbate, poi Pica, poi
ancora Iuppa, quindi Abbatescianni, di seguito Agostinacchio, dopo De
Michelis: ma stanno formando una squadra di calcio o cosa?’.
Per ora, l’unico candidato certo è
Caporicci per la Lista Di Pietro, ma, con molta probabilità, ci sarà
anche un candidato pannelliano. Nell’attesa di conoscere i protagonisti
della prossima campagna elettorale è più che doveroso rivolgere agli
uomini dei partiti l’invito a fare finalmente chiarezza sui nomi dei
candidati. Infatti, in gergo politico si dice che il candidato uscito allo
scoperto anticipatamente sia ‘bruciato’; sarà… ma fatto sta che, se
la ridda di voci dovesse proseguire, saranno gli elettori a dimostrarsi
stufi di questi tatticismi pre-elettorali, che allontanano dalla Politica,
e a ‘bruciare’ le speranze dei contendenti, o con il ricorso all’astensionismo
o, peggio, con il voto di protesta; episodi cinematografici insegnano: ‘vota
Antonio, vota Antonio La Trippa!’ (mucca pazza permettendo).
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