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di Severino Carlucci
Torremaggiore. Patrocinato dall'IRRSAE-Puglia
si è svolto nel salone centrale del nostro castello ducale un
interessante "Convegno di studi sulla figura e l'opera di don Lorenzo
Milani", un convegno ad alto livello che, coordinato da Vittorio
Narducci, ha avuto quali Relatori il Provveditore Felice Grassi,il
Professore Edoardo Martinelli e la Professoressa Franca Pinto Minerva.
Dopo la presentazione fatta dall'Assessore Ennio Marinelli
di fronte ad un pubblico composto da Insegnanti e da docenti il
provveditore Grassi fa un esame comparativo tra l'insegnamento praticato
da don Milani nella scuola di Barbiana, una frazione composta da una
quarantina. di case di Vicchio del Mugello in provincia di Firenze, e
quello praticato attualmente nella scuola pubblica italiana rimarcando il
fatto che con l'attuazione dei nuovi cicli scolastici che le concedono
ampia autonomia le consentirebbero anche di praticare la pedagogia di don
Milani.
Il Professore Edoardo Martinelli che ai
suoi tempi fu uno degli allievi della scuola di Barbiana, dopo aver
premesso che don Milani non fu né uno sprovveduto, né un giocoliere ma
un pedagogo innovatore, illustra la serietà della scuola di Barbiana
consistente nella partecipazione globale tra insegnanti, alunni e genitori
ed imperniata sulla sobrietà della cultura contadina. "Alla Barbiana,
continua il Relatore, non c'era né cattedra e né lavagna. ma una tavola
rotonda. attorno alla quale si riunivano alunni ed insegnanti, un gruppo
che poi si frantumava a sua volta in "gruppi di sapere" dove si
studiavano e si commentavano articoli di giornali in uno dei quali i
Cappellani Militari accusavano di vigliaccheria gli obiettori di
coscienza". " Nei suoi due libri "lettera ai Giudici"
e "Lettera. ad una Professoressa" don Milani sintetizzava il suo
metodo pedagogico; nel concetto elementare secondo il quale il materiale
didattico si produce abbinando scuola e lavoro". Dal canto suo, la
Professoressa Franca Pinto Minerva, Presidente Regionale Irsae- Puglia,
esordisce col dire che in Italia c'è un basso consumo culturale perché
si legge
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pochissimo e che il sessanta per
cento degli Italiani possiede un titolo di studio che non supera quello
della licenza della scuola media e poi fa una carrellata sul percorso
compiuto dalla scuola pubblica italiana dai tempi di don Milani a quelli
attuali passando attraverso la contestazione del sessantotto, la
istituzione della scuola materna statale e la emigrazione in massa. nelle
grandi città del Nord Italia nelle cui periferie il basso livello
culturale è il frutto della precedente disgregazione sociale.
Entrando nel merito della figura e
dell'opera di don Lorenzo Milani la Relatrice sostiene che "L'opera
di don Milani è stato un grande atto di denuncia contro l'incultura e che
l'illustre Pedagogo considerava la parola come l'arma speciale che apre
ogni porta, che la lingua parlata è il primo strumento di liberazione e
di potere e che don Milani rimase sempre fedele alla sua Fede ed al suo
Insegnamento".
A chi le faceva notare che il concetto
espresso da un ragazzo cubano in una lettera a don Milani "Un bambino
che non studia non sarà mai un bambino rivoluzionario" ha una
analogia con il concetto Gramsciano "Dobbiamo istruirci, istruirci ed
ancora istruirci perché un giorno avremo bisogno di tutta la nostra
cultura" la professoressa gli risponde che anche Giuseppe Di Vittorie
si è battuto per ottenere per tutti il "Diritto allo studio".
Il convegno è proseguito anche nella
mattinata seguente e prevedeva anche l'intervento del Vescovo Monsignor
Michele Seccia. Per impegni assunti in precedenza non abbiamo partecipato
a questa frazione del convegno. In compenso riportiamo la segnalazione del
"Quaderno monotematico" del periodico
"Corporeità" diretto da Fasano dal prof. Vittorio Narducci che
pubblica una serie di interviste concesse al Direttore da diversi Autori e
tendenti ad ampliare in chiave attuale l'insegnamento di don Lorenzo
Milani.
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