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di Michele Coco
Grazia Galante è uno di quei solisti di
cui parla Pasquale Soccio nell'ultimo capitolo di Materna terra. Ella.
lavora in silenzio, portando avanti, qualche volta tra incomprensioni
sussiegose, un discorso sotto tutti i punti di vista apprezzabile. Il
suo fondamentale proposito è quel o di conservare un patrimonio che
rischia col tempo di disperdersi. Il nostro dialetto, la nostra lingua
madre, grazie a lei, continua, invece, a vivere nelle sue pagine, con
tanta pazienza e tanta cura elaborate. La tradizione
orale, come si sa, è labile legata com'è alla vita dei parlanti. Solo la
scrittura, può assicurame la memoria. Grazia Galante s'è scelto questo
compito, e lo adempie con competenza. Abbiamo i
poeti, questo è vero, che, già, dalla loro parte, s'impegnano a
tramandarcela, la nostra lingua. Pochi, in realtà, e tuttavia sommamente
meritevoli tutti, dai più antichi, Serrilli e Napolitano, ai più
recenti,, Borazio, Tusiani, ed anche, perché no, Leonardo Aucello. Già
nelle loro raccolte, benché trasfigurati liricamente, sopravvivono usi,
costumi modi di dire e di fare, che l'ornologazione linguistica televisiva
sta spazzando via.
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Ma le -accolte di Grazia Galante, se così
posso dire, sono ancora. più preziose, come e più preziosa la storia
rispetto alla poesia, in quanto documenti della vita e delle passioni deì
nostri padri. proverbi popolari i di &in
Marco in Lamis, Malagrinò, Bari, 1993, le ricette
culinarie «La cucina tradizionale di San Marco in Lamis
Malagrinò, Bari 1999", le cose di Ddì La religiosità popolare di
San Marco in Lamis, Malagrinò, Bari 2001* e anche un
piccolo dizionario dei dialetto sammarchese Piccolo
dizionario sa mmarchese, Scuola Media Statale F. DE
Carolis, San Marco in Lamis, 2000', che Grazia ha
compilato con i suoi giovanissimi allievi, e che ho avuto il piacere
di prefazionare, sono le tappe dì un lavoro che ella sta svolgendo
con grande dedizione e amore alle nostre radici. Sono
convinto che ella andrà avanti nella sua ricerca, alla scoperta di altri
aspetti ancora sconosciuti del nostro passato. E di
questo dobbiamo esserle grati. Perché se è vero
che multum... viva vox facit, è anche vero che scripta diu vivunt, non
ita verba.
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