Anche la puglia tra i racconti di giovani meridionali alla ricerca di un lavoro

Cosenza. Attraverso una pluralità di ambienti e scelte narrative, tra aspettative deluse e amari bilanci esistenziali, i racconti raccolti nel volume animano uno scenario dolentissimo in cui giovani di tutte le regioni centromeridionali raccontano le proprie vicissitudini nella ricerca di un lavoro. Era questa l'indicazione tematica per racconti della quarta edizione del concorso Abracalabria, promosso dall'associazione "Altrosud" d'intesa con Sviluppo Italia, nella convinzione che durature prospettive di sviluppo possano nascere solo da un'adeguata conoscenza del territorio che, a sua volta, può maturare anche attraverso il mezzo letterario e cinematografico. Da qui la divisione in tre sezioni- progetti d'impresa, racconti e cortometraggi- e la singolare composizione di una giuria che riunisce imprenditori, letterati e uomini di cinema come Carlo Borgomeo, Ernesto Franco e Fulvio Lucisano.Gettato come uno scandaglio su un fondale sommerso di aspettative e desideri, il concorso ogni anno ci restituisce una rappresentazione più autentica della condizione giovanile nel mezzogiorno, in netto contrasto con alcune stereotipate raffigurazioni. A dispetto delle continue prediche sull'inguaribile tendenza delle popolazioni meridionali a ricercare un posto fisso, i grandi concorsi, prima ancora che dalla realtà, sembrano, infatti, scomparsi dal quadro di aspettative di questi giovani. Anche il riferimento al mondo della fabbrica si è fatto molto labile e, là dove compare, non genera più solidarietà e coscienza di gruppo ma, tutt'al più, interferisce con una vita scandita dai videogiochi e dalla musica techno di qualche discoteca di provincia. Le grandi aule dei concorsi e la solidarietà di 

 

 antichi luoghi di lavoro sono state sostituite da discrete anticamere dove piccoli gruppi di giovani si osservano con diffidenza reciproca, sotto l'occhio impassibile di segretarie in tailleur, ripassando a memoria i precetti di uno dei tanti miracolosi manuali che insegnano come comportarsi durante un colloquio. A risaltare, in questo quadro di generale sconforto, è così l'urgenza di scelte personali che possano facilitare l'affermazione della propria identità, interrompendo lo stato di sospensione in cui ci si ritrova. Nelle anticamere delle nuove professioni cresce, infatti, la tendenza a guardarsi affannosamente dentro, a tracciare bilanci a metà strada tra l'attitudinale e l'esistenziale, con un'ansia malcelata e per questo più acuta: una tendenza che è forse l'unica vera deformazione professionale di una generazione di compilatori di curriculum, costretta sua malgrado a una plasticità infinita che li porta ad assumere di volta in volta identità diverse e a rinviare qualunque scelta possa risultare ineluttabile. Solo che, a furia di rinviarli, spesso i sogni sbiadiscono e, qualche volta, si trasformano anche in incubi. Nel volume la Puglia è presente con due racconti: Maria Grazia Fino, di Brindisi, con "Memorie di una disoccupata perbene", ha raccontato le tribolazioni di una disoccupata che, costretta ad emigrare, serba in cuore la voglia di far ritorno a casa, mentre Enzo De Giorgi, di Trepuzzi in provincia di Lecce, ha intessuto con il figlio, ancora da nascere, un delicato dialogo in cui gli descrive il mondo elle lo attende, nell'amara bellezza di paesaggi amati. Il libro, pubblicato dall'editore Squilibri, si può richiedere anche all'Associazione Altrosud.

 

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