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di Pippo Grasso
Lucera. Siamo dunque all’epilogo di una campagna
elettorale fra le più spudorate degli ultimi anni, con una città scossa
nel suo cronico torpore da un’overdose di liste e candidati, da un’ubriacatura
collettiva di slogan, parole e progetti cui spesso seguono pochissimi fatti.
Questo lo sanno anche le pietre, o più correttamente lo sanno
"solo" le pietre, visto che l’ubriacatura, al di là dell’euforia
e del frenetico e sterile attivismo di questi giorni, lascerà la città in
condizioni ancora più frustrata, come ogni sbornia che si rispetti. I
veleni non vengono risparmiati da nessuna delle parti in campo, ognuna delle
quali è immersa in una marea di candidati- consiglieri, il cui accanimento
nell’agone pre- elettorale non si spiega solo con la voglia di servire la
città, anzi, sembrerebbe esserne il pretesto, visto il campionario. Questa
volta il trasformismo l’ha fatta da padrone, con cambi di casacca senza
ritegno; dietro l’alibi del crollo
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di partiti ed ideologie, si mascherano le manovre più
basse per vincere la posta in palio. Perché di questo ormai si tratta,
con buona pace dei cittadini onesti e purtroppo silenziosi: che nessuno di
chi si candida a governare Lucera è immune da colpe per le condizioni
penose in cui la città oggi si trova. In questo il rinfacciarsi
bassamente e reciprocamente le responsabilità non fa altro che attestare
la complicità nel fallimento. C’era un solo modo per evitare tutto: il
risveglio civile e morale di tanti lucerini onesti che a questa assurda
sceneggiata assistono muti ed inermi: anche se è l’unica colpa,
condivisa da tanti altri connazionali, questo sonno civile non è tuttavia
colpa trascurabile. La Francia insegna che una democrazia va allevata e
curata ogni giorno, perché non è mai cosa definitivamente acquisita e
noi italiani non siamo certo sulla buona strada, visto come siamo educati
nella scelta dei governanti.
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