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di Liana Benincaso e Dario Gagliardi
LUCERA. Alla Biennale di Alatri, città
storica della Ciociaria in provincia di Frosinone, il lucerino Vincenzo
Astuto con la sua opera intitolata "L’ultima luce" vince il II
Premio della Critica. Un’importante occasione per la nostra città e per
il giovane artista che frequenta l'Accademia delle Belle Arti di Milano.
Com'è noto una sezione della Biennale d'Arte di Alatri è
dedicata alle Accademie di Belle Arti Italiane.
Ogni sede invia i lavori di quattro allievi relativi agli indirizzi di
pittura, scultura, decorazione e scenografia.
L'idea di dedicare un'intera sezione della Biennale al mondo delle
Accademie e' stata guidata dalla convinzione che i luoghi di scambio e di
confronto culturale sono fondamento per la crescita di ogni ambito
intellettuale e, in particolare, per quelle istituzioni che si occupano di
formare e specializzare le nuove generazioni nei diversi settori
artistici.
È dunque un'occasione non solo per valutare da un punto di vista
storico-critico i percorsi e le sperimentazioni che vanno delineandosi
all'interno di ogni Accademia, ma soprattutto per stimolare il dialogo e
l'incontro di giovani artisti con un ampio pubblico che sembra sempre piu'
lontano dagli aspetti della cultura contemporanea.
La III Rassegna Nazionale delle Accademie di Belle Arti, inserita come di
consuetudine nella Biennale d’Arte Contemporanea di Alatri, arrivata
alla sua XVIII edizione, chiude un ciclo. Un ciclo che ha portato da un
lato la città di Alatri al centro del dibattito culturale di questi anni
a cavallo fra la fine di un millennio e l’inizio di uno nuovo, dall’altro
lato ne ha consolidato il ruolo di osservatorio privilegiato negli
accadimenti dell’arte contemporanea. La Rassegna si è tenuta negli
antichi spazi del Chiostro di San Francesco dove gli allievi delle 20
accademie italiane hanno offerto un’ampia panoramica sulle grafiche
sperimentali che caratterizzano l’arte visiva di questo nuovo millennio.
Dalla mostra è emersa una situazione di estremo
interesse, evidenziando una eclettica molteplicità di linguaggi e di
esperienze, espressioni non soltanto delle inclinazioni di singoli
studenti, ma
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anche delle metodologie didattiche e
progettuali delle diverse accademie che continuano a rappresentare il
luogo di formazione hanno scelto l’arte come pratica di vita. Le
Accademie continuano a dibattersi fra antiquate posizioni normative e
ansie di novità, testimoniando la profonda connessione fra teoria e
prassi, fra inevitabile conoscenza tecnica e necessaria elaborazione di un
pensiero critico. L’Accademia, nonostante l’ultradecennale crisi, è l’unico
luogo, istituzionalmente riconosciuto, in cui le pulsioni creative si
possono trasformare concretamente in linguaggio artistico. E’ il luogo
in cui le sollecitazioni esterne hanno l’opportunità di essere
profondamente rielaborate per confrontarsi con la contemporaneità. E’
il luogo in cui storia e tradizione del fare arte hanno la possibilità di
essere coniugati col desiderio di cambiamento e l’ansia di rinnovamento.
Dove infatti se non in accademia si possono sedimentare gli impulsi
provenienti dall’ambiente esterno? Dove ci si può interrogare sulle
funzioni dell’arte e sul ruolo dell’artista in una società che mira
più al business che ad una reale proposizione di ricerca? Dove poter
riflettere sul difficile rapporto fra passato e presente per proiettarsi
poi verso il futuro? L’Accademia, malgrado la sclerotizzazione
burocratica che rischia di soffocarne le tensioni creative originarie,
continua ad essere dunque laboratorio aperto di idee, progetti ed
esperimenti per assolvere all’importante compito affidatole fin dal XVI
secolo. Tra i giovani, scelti a rappresentare significativamente quanto è
sviluppato negli istituzionali laboratori delle diverse Accademie
italiane, merita un cenno l’opera "L’ultima luce" realizzata
un nostro concittadino, Vincenzo Astuto, iscritto al IV anno di Scultura
presso l’Accademia di Belle Arti di Milano, che ha ricevuto il II premio
della Critica. La Biennale è quindi un’occasione in cui gli studenti
non solo si esprimono nell’ambito del percorso curriculare ma in quanto
giovani interpreti che rivolgono la loro energia creativa verso l’esterno,
proponendo se stessi e contemporaneamente proponendo possibili
orientamenti di ricerca nel mondo dell’arte
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