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di Angela Picca
"… al servizio di Dio e dell’umanità
…"
E’ questo lo spirito informatore alla base
delle Confraternite, le Associazioni costituite da laici, liberi dai voti e
dalla vita comunitaria, che si proposero, con proprio statuto e regolamento,
di praticare la beneficenza, di tener desto il culto verso Dio e i Santi, in
spirito di pietà.
Sappiamo che la nascita delle Confraternite
risale a tempi molto antichi e va sicuramente ricercata nel desiderio dell’uomo
di unirsi ad altri simili per affrontare, insieme, le difficoltà della
vita. La mancanza di documenti, tuttavia, causata da
terremoti, incendi, incursioni barbariche ed eventi bellici, impedisce di
ricostruire un’esatta cronologia delle origini di queste aggregazioni,
attestate, già in epoca romana, dai "fossores", coloro che
avevano il compito di seppellire i morti dei poveri, in una attività
riconosciuta dallo Stato. Già nei primi secoli del
Cristianesimo le Confraternite "acquisirono un nuovo senso, più
responsabile, di carità" e, nel XII e XIII sec. poi, sulla spinta
delle predicazioni di S. Domenico e S. Francesco, fiorirono in numero ancora
maggiore nella diffusione del messaggio evangelico e nell’azione
missionaria. Soltanto dopo il Concilio di Trento (1545), indetto da papa
Paolo III Farnese per combattere la decadenza della morale cristiana ed
imprimere un impulso rinnovatore alla Chiesa Cattolica, travagliata dalla
Riforma protestante, è possibile reperire testimonianze più precise. ‘S.
Giorgio’, ‘SS. Trinità’, ‘S. Agostino e S. Monica’, ‘Carmelitani
Scalzi’ … sono i nomi che contraddistinguono, nelle varie uniformi
immutate negli anni, i confratelli e le consorelle che, accomunati senza
distinzione di censo, dietro approvazione delle autorità ecclesiastiche, in
virtù anche di lasciti testamentari, si impegnarono a fornire di dote le
fanciulle orfane, a costruire ospedali, ospizi per i derelitti e, attraverso
un’intensa attività di beneficenza, rappresentarono un sostegno per i
più bisognosi. Le Confraternite, pertanto, sorsero più numerose nell’Italia
meridionale, ove le ataviche povertà e il fiscalismo regio rendevano più
gravosa l’esistenza per una società prevalentemente contadina. Su
questi particolari aspetti della vita associativa, a Vieste, lo scorso 16
maggio, presso l’Auditorium S. Giovanni, promosso dalla Società di Storia
Patria per la Puglia, con il patrocinio del Comune, in collaborazione con le
Confraternite della città, si è svolto un incontro culturale sul tema:
"Origini, Storia e Sviluppo delle Confraternite di Vieste".
Relatore il prof. Salvatore Palese, docente di Storia della Chiesa nel
Seminario regionale di Molfetta. Interventi di S.E. Mons. Francesco de
Nittis (Nunzio Apostolico in Paraguay) e dell’On. Domenicantonio Spina
Diana, Sindaco di Vieste. Un appuntamento vivamente
atteso poiché, nell’occasione, è stato presentato il volume "LE
CONFRATERNITE – Origini, Storia e Sviluppo nella realtà del Gargano
nord" recentemente pubblicato dal CRSEC, Vico del Gargano, FG 28,
Assessorato alla Cultura della Regione Puglia, curato da Matteo Siena (Socio
ordinario della Società di Storia Patria per la Puglia – Sez. Vieste), e
Nicola Basso (titolare di Lingua inglese presso il Liceo
"Virgilio" e direttore del Museo Trappeto Maratea a Vico del
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Gargano), noti per avere già all’attivo
altre pubblicazioni sulla memoria storica del territorio. Il
lavoro, frutto di una ricerca pluriennale, impreziosito dalle foto
realizzate da Cesare Catanzani, ci delinea un’accurata fisionomia delle
Confraternite di Cagnano, Carpino, Ischitella, Peschici, Rodi, Vico,
Vieste, i sette centri garganici dislocati, come ideali punti di
collegamento, nel Sacro Promontorio. Per lasciare al
lettore, che troverà il testo nelle Biblioteche pubbliche, il piacere di
scoprire notizie inedite, ci soffermeremo sulle Confraternite più antiche
dei due centri maggiori, Vieste e Vico, cui è stato possibile attribuire
sicura datazione. Particolarmente significativa, a
Vieste, la Confraternita del ‘SS. Rosario’. Qui, nell’omonima
chiesa, una tela, eseguita dal pittore genovese Michele Manchelli, reca l’anno
1581, in emblematica sintesi, raffigura i personaggi che hanno
contribuito, mediante la diffusione del Rosario, alla vittoria dell’Occidente
contro i Turchi nella Battaglia di Lepanto (1571). Nel riquadro inferiore
infatti, uniti, appaiono S. Domenico di Guzman, S. Caterina da Siena, re
Filippo II di Spagna, papa Pio V (Ghislieri) e Anna d’Austria, consorte
di Luigi XIII re di Francia. In alto, in un trionfo di nuvole ed angeli,
la Vergine col Bambino additano, nelle perle, la miracolosa preghiera. La
pala d’altare, quindi, come perenne ex-voto dei Vestani che, nel 1525,
avevano subito deportazioni ed eccidi ad opera dei turchi capeggiati da
Dragut Rais. Risale circa allo stesso periodo l’atto,
trascritto dal notaio Scipione Petreo e datato 1584, in cui si attesta l’istituzione,
a Vico del Gargano, dell’Arciconfraternita del ‘SS. Sacramento’, la
più antica, con sede nella piccola chiesa di San Nicola, che si affaccia
al centro del borgo sul castello federiciano. "Memento Mori" è
inciso sull’architrave del portale d’ingresso e la scritta ci ricorda
la precipua funzione della congrega, quella di recare il viatico ai
moribondi. Un viatico simbolico, oggi, quando i confratelli nell’annuale
processione del Venerdì Santo, "dies Mortis", sfilano, a
perenne memoria dei patimenti del Cristo, con la fronte cinta di spine.
Forse non tutte le Confraternite svolgono ancora la loro
iniziale benefica missione, ma indubbiamente esse rappresentano una
tradizione, che, di là dalle connotazioni folkloriche, non sembra
mostrare la polvere del tempo. E, se nella Chiesa
del Purgatorio, a Vico del Gargano, sede della Confraternita dell’’Orazione
e Morte’ (1677), si riunivano anche i componenti dell’Accademia degli
Eccitati Viciensi (1759), un’Accademia pari a quelle di eguale
importanza sorte in tutta Italia nel periodo del rinnovamento culturale
che preludeva all’Illuminismo, quelle date, pur se dipinte da artisti
minori o vergate su pergamene ingiallite, attestano la vitalità di un
territorio considerato per troppo tempo, ed a torto, marginale, rispetto a
Napoli, capitale borbonica, prima, ed alla nazione unita, poi.
(Nella prima foto la Confraternita di
S. Giorgio a Vieste. Nella seconda quella del SS. Sacramento a Vico del
Gargano)
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