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Lucera. Il secondo anno accademico del
Corso di Laurea in Beni Culturali è iniziato in bellezza con il ciclo di
seminari di antropologia dal titolo"Memoria del futuro"
organizzato dall’Università degli Studi di Foggia in collaborazione con
il Consorzio per l’Università di Capitanata, la Provincia di Foggia e
la città di Lucera. Il primo appuntamento si è svolto nella raffinata
cornice del "salotto Cavalli" presso il Museo Civico "Fiorelli,
per l’occasione troppo piccolo per contenere il folto numero di studenti
proveniente da tutta la Provincia per assistere al primo seminario del
ciclo di incontri che vale come credito formativo. Nel pomeriggio del 25
ottobre il primo illustre relatore è stato il prof. Gualtiero Harrison,
responsabile del Corso di Laurea in Antropologia presso l’Università di
Modena. A fare gli onori di casa erano presenti la prof. Patrizia Resta
responsabile della cattedra di Antropologia Culturale presso l’Università
foggiana, il prof. Giuliano Volpe, responsabile del Corso di laurea in
Beni Culturali nonché la direttrice del Museo prof. Lisa Pietropaolo. In
rappresentanza delle autorità civili sono intervenuti sia il sindaco
Peppino Labbate che l’assessore alla Cultura Maria Antonietta D’Andola,
la quale ha evidenziato la necessità di rendere la presenza dell’università
a Lucera sempre più incisiva. Il prof. Harrison ha carpito l’attenzione
della giovane platea con il tema de "I fondamenti antropologici dei
diritti umani", svolgendo una trattazione articolata e nelle vesti
dell’antropologo, ha cercato di dare il suo contributo conoscitivo per
fugare i dubbi che possono invadere la mente dell’uomo su una questione
complessa ma che riguarda anche la dimensione quotidiana di tutti. In un
mondo dove il pluralismo culturale è "la regola" ognuno pensa
ai diritti umani dal punto di vista della propria tradizione: ciò che per
un popolo è "rispettoso" non lo è per l’altro. Allora che
fare? Si pensa a tal proposito, che l’antropologia possa dare una
formazione più utile ad affrontare la situazione di cambiamento che
stiamo vivendo. Prima di tutto dobbiamo cercare di darci degli strumenti
per l’attuazione di una educazione interculturale, dove per "interculturalità"
non si intenda solo il "contatto tra culture" ma una vera e
propria "volontà di cambiare". Bisogna cercare di attuare un
ponte di mediazione anche tra sistemi di valori opposti attraverso la
costanza del cambiamento e creare dei diritti relazionali. "Tutta
la storia dell’occidente è una storia in cui si è voluto fare delle
regole per le relazioni
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tra differenti"continua il prof. Harrison
che ha condotto i presenti attraverso gli illustri contributi in tema di
diritti umani di filosofi e uomini politici. Dal concetto kantiano di
"pace perpetua" intesa non come assenza di guerra ma come la cultura
della pace anzi come diremmo noi oggi, come"contrattazione costante della
cultura della pace"che deve venire prima dello scontro, alla
"Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo", atto
internazionale approvato dall’assemblea generale delle Nazioni Unite nel
1948. Infine, la prof. Resta che insieme al prof Harrison
condivide l’interesse per la ricerca su diverse minoranze etniche presenti
sul territorio italiano, ha riassunto i punti nodali della conferenza.
"Scendiamo con i piedi per terra- ha affermato con decisione- anche e
soprattutto quando vogliamo fare mediazione culturale. La violazione dei
diritti non è solo sul piano alto della normativa ma avviene nel quotidiano.
Rendiamoci conto di quali sono le violazioni che sono intorno a noi e
cominciamo a lavorare da qui. Trovare punti di contatto tra culture differenti
è dunque, una vera e propria sfida che noi affidiamo alle nuove generazioni
ossia alla ‘memoria del nostro futuro!". (El.D.D.)
(Nella foto: i cartelli indicanti l' Università presso
l' arco di Porta Troia a Lucera)
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