|
di Leonardo P. Aucello
Una giovane scrittrice di Torremaggiore,
Libera La Mola, diplomatasi in modo eccellente all'Istituto Superiore
"Fiani" della suacittaffina e futura dottoressa in Legge presso
la LUISS di Roma, ha pubblicato "Appelli nel vuoto" presso
l'editore Adda di Bari (2001, pp. 184). L'opera è ambientata tra i monti
del Gargano, dove tutta la natura sembra intrisa della presenza
inquietante e misteriosa del sacro. Il paesaggio del promontorio è una
sintesi, per la verità, dell'intero Mediterraneo, perché permette la
convivenza millenania di uomini e di cose che sono uniche nel loro genere.
Al centro della scena narrativa del romanzo della La Mola
grandeggiano le figure tradizionali dei pastori, la loro cultura
ancestrale e arcaica, la loro mentalità chiusa dalla cupa imponenza dei
boschi e delle radure. La scrittrice analizza con maestria questa
condizione, puntando la sua attenzione di vera folklorista alle parole e
alle cose di quel mondo, ai suoi attrezzi, alle sue pratiche lavorative e
ai suoi tabù ancestrali. Il giovane pastore Rocco è il protagonista di
questa storia. Una serie di circostanze lo mettono in forte contrasto col
mondo della legge, col mondo che sta dall'altra parte, ma che sembra
lontano migliaia di chilometri. Rocco è in realtà una specie di eroe,
perché a modo suo vuole opporsi alla prepotenza e alla
|
illegalità di alcuni malfattori, che
rappresentano il. versante meno nobile della civiltà tradizionale cui
appartiene. La scrittrice insiste proprio sui valori morali, e sembra
voler indicare nella resistenza alla prevaricazione e alla degenerazione
il messaggio centrale del suo libro. La lotta di Rocco è la lotta
difficile che il vecchio mondo deve sostenere per preservare le qualità
migliori della sua antica cultura e riaffermare il diritto a dialogare col
presente. E’ un messaggio che non può cadere nel
vuoto (come il titolo invece suggerisce), soprattutto da quando
l'istituzione del Parco del Gargano ha insegnato a mantenere fermo
l'impegno di una salvaguardia attenta dell'integrità naturalistica e
culturale dell'intero comprensorio. Il romanzo di
Libera La Mola colpisce nel segno, drammatizza con ìncisività questo
passaggio cruciale ad un nuovo tempo storico e offre al lettore più di
uno spunto prezioso per tornare a riflettere sul suo destino e su quello
dei tanti abitanti di un territorio unico nel suo genere. Sarà
per questo che il libro della scrittrice di Torremaggiore è stato
premiato col riconoscimento più bello, e cioè quello di essere adottato
in molte scuole medie e superiori della Capitanata, a
riprova che i giovani, quando sanno proporre ideali forti e sentiti, e una
storia avvincente, possono subito essere riconosciuti e additati per il
loro valore.
Ritorna
alla copertina
|