Aspettando Godot

di Pippo Grasso

LUCERA. Il cittadino lucerino sta in trepida attesa degli epocali cambiamenti promessi ai quattro venti in campagna elettorale. "Vedrai" – dice tra sé e sé – "adesso battono un colpo, l’hanno promesso, certamente faranno qualcosa perché il mio quartiere non sia solo un numero (Lucera 2, 167, 51), che diano spazio anche a me, oltre che a cani e cemento", oppure penserà "…questi nuovi e spigliati amministratori (sono giovani, freschi, nuovi…o no?) risolveranno il problema del traffico, faranno rispettare gli obblighi e i divieti", o ancora "….hanno promesso a mio figlio che a Lucera arriveranno finalmente le industrie, l’economia sarà fiorente". Sono legittime queste aspettative, oppure c’è da rimproverarsi, quasi da scusarsi, di volare troppo alto, di chiedere la luna se si parla di cose sacrosante e legittime attese e promesse da una vita, come una città 

vivibile, dinamica, e così via? Adesso si scopre che "Bambole, non c’è una lira!". Si scopre anche (potenza della televisione anche quella locale quando trasmette quello spaccato di umanità che è il Consiglio Comunale), che diversi di questi nuovi, vincitori per il nostro bene sul peggiore dei vecchi, non sono per niente nuovi se appena ieri partecipavano al fallimento ed oggi improvvisamente ne sono diventati i curatori; ci si accorge, magari troppo tardi, che diversi rappresentanti del popolo nemmeno rappresentano se stessi, e, vista anche la non eccellente qualità politica e culturale dei soggetti, non poteva essere altrimenti. Adesso, come sempre troppo tardi, quel lucerino penserà che magari Lucera non merita una classe politica di questo livello; in realtà riflettendoci meglio, dovrà invece convenire che ogni comunità ha la classe politica che si merita, e questa, il cittadino lucerino ne stia certo, ne è il suo specchio fedelissimo.

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