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di Michele De Luca
"Nel 1988, una grande mostra antologica
al Museo Correr di Venezia ‘osò’ in qualche modo celebrare il
centenario della nascita di un artista – Giorgio de Chirico – che ancora
in tanti, in troppi stentavano a riconoscere come il maggiore del Novecento
italiano. Non si tratta di un riconoscimento retorico, di un luogo comune:
de Chirico ha inventato un modo nuovo di concepire l’arte, dopo un secolo
di piacevoli illustrazioni e quattro secoli di grande pittura.
E’ quanto scrive Vittorio Sgarbi, nel catalogo (Marsilio)
della eccezionale mostra dedicata al "pictor optimus" (Vòlos 1888
– Roma 1978), realizzata in collaborazione con la Fondazione Giorgio e Isa
de Chirico, che potrà essere visitata fino al 9 gennaio alla Pinacoteca
Provinciale di Potenza (negli spazi suggestivi a suo tempo progettati da
Marcello Piacentini e Giuseppe Quaroni). Curata dallo stesso critico
ferrarese, e fortemente voluta dal Presidente della Provincia di Potenza,
Vito Santarsiero, la mostra, che continua il ciclo di prestigiose
esposizioni e variegate iniziative culturali nate dal progetto "Polo
della Cultura", documenta (attraverso un’attenta e cospicua selezione
di opere (oltre novanta tra oli, disegni e sculture) l’evoluzione della
ricerca dechirichiana dal 1909 al 1973. L’esposizione
, che reca come sottotitolo "Dalla Metafisica alla ‘Metafisica’
", mette in evidenza tutte le stagioni dell’arte del Maestro, dalle
giovanili composizioni, all’invenzione metafisica, alle successive
esperienze di ritorno alla classicità quando i gladiatori, i manichini, i
cavalli sulla spiaggia, i miti prendono la fantasia dell’artista e lo
conducono verso nuove scoperte. Nato in Grecia da
genitori italiani, de Chirico studiò dal 1906 a Monaco; a contatto con la
cultura tedesca degli inizi del secolo, cui si univa la memoria del mondo
classico in forma di ricostruzione scenografica. Nel 1910 a Parigi, fu amico
di Valery e di Apollinaire, rimanendo tuttavia estraneo al cubismo e in
genere alle avanguardie, nei confronti delle
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quali manifestò sempre un atteggiamento
polemico, teso nella rigorosa ricerca di un linguaggio originale ed
autonomo, legando elementi di diversa origine e rappresentando le sue
visioni oniriche come evasioni dal fluire del tempo; allo scoppio della
guerra, nel 1915, a Ferrara, dove trascorse un periodo di cure per
problemi nervosi all’ospedale militare Villa del Seminario, conobbe
Carrà, Morandi e il giovane de Pisis: di qui ebbe inizio la "pittura
metafisica", della quale tuttavia l’artista si dichiarò ideatore
sin dagli anni parigini, e che trovò comunque consapevole e compiuta
teorizzazione nella rivista "Valori Plastici" del piacentino
Mario Broglio, che proclamava il ritorno alla tradizione della pittura
italiana delle origini. A Parigi, nel ’25, fu
presente alla prima mostra surrealista; più tardi, ripudiate alcune sue
opere, continuò la propria ricerca, caratterizzata, oltre che da una viva
coscienza tecnica (che rende omaggio alla tradizione rinascimentale
italiana), dal rispetto della tradizione e dalla persistenza di richiami
archeologici e barocchi, nonché da un netto rifiuto dell’arte
contemporanea. Pur restando quello metafisico il suo periodo creativo più
felice ed influente, che ha indicato una strada a cui si sono riallacciati
il realismo magico tedesco e il Novecento italiano, oltre che, per alcuni
aspetti, surrealisti come Magritte, Tanguy, Ernst e Dalì. Nella
grande occasione espositiva che offre ora il capoluogo lucano (è la
seconda mostra di de Chirico nel Mezzogiorno), che ha potuto contare sul
prestito di prestigiosi quadri, come – per citarne solo alcuni –
"Composizione metafisica" del 1916, "Busto di
bagnante" (1930), la bellissima "Battaglia" del 1942,
"Ruggero e Angelica" e "Il giudizio di Paride",
entrambi del 1946, "Salambò su un cavallo impennato" (1956),
"Oreste e Pilade" (1960), "Ettore e Andromaca" e
"Il ritorno di Ulisse" dipinti nel 1968, fino a "Mobili e
rocce in una stanza", realizzato tre anni prima di morire. Perché,
dunque, dalla Metafisica con la emme maiuscola (quella del grande periodo
creativo del giovane de Chirico) alla "metafisica" tra
virgolette (la produzione dal 1968 in poi), come ci suggerisce il
sottotitolo della mostra potentina? Dice Sgarbi: " L’una è un’epoca,
un genere, una stagione, una condizione psicologica già riproposta, ad
intervalli, in diversi momenti, talora con ironia, talora con rabbia …
la "metafisica" degli ultimi anni è pura letteratura, non più
pittura".
(Nella foto: Busto di Bagnante , 1930, olio su tela)
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