Ricordi di infanzia e di guerra sul Gargano

di Leonardo P. Aucello

Dopo la prima esperienza editoriale con il volumetto di ispirazione etico-religiosa intitolato "Angoscia del peccato e sete di assoluto", S. Marco in Lamis 2001, Nazario Nardella, autore autodidatta, si è ripresentato al pubblico con una nuova plaquette dal titolo "Come in un diario" (1943 – 1945), Edizioni Via Venezia, fondate e dirette da Matteo Coco, S. Marco in Lamis, 2002. Mentre nell’opera di esordio l’autore ha cercato, attraverso un dialogo con la sua stessa coscienza di riportare l’uomo sulla strada della riconciliazione con il Creatore, in questa nuova fatica egli tenta un dialogo con la memoria rinfocolando i ricordi della propria infanzia di bambino stupito e condizionato dall’infuriare della guerra mondiale e dei suoi tragici risvolti, soprattutto dopo l’8 settembre del ’43. Infatti il racconto muove da quell’anno fino al termine del conflitto stesso. Nardella con una narrazione piana ma accorata ripercorre quei tre anni di vita difficile e triste per tutti in un luogo di periferia, quale è appunto il suo paese di nascita, S. Marco in Lamis, sul Gargano, a pochi chilometri dai tragici bombardamenti di allora del capoluogo foggiano ad opera degli Alleati. Ma anche qui si assiste al passaggio dei tedeschi prima e degli americani poi con le loro prevaricazioni e condizionamenti nei confronti delle popolazioni inermi. Naturalmente è l’autore di oggi che si immerge e riflette sulle impressionanti esperienze di quel tempo cercando di dare a posteriori di un’interpretazione di ogni singolo

 

 

 

 avvenimento personale e collettivo di cui egli è semplice e innocente spettatore. Ed è tutta la vita del paese che l’autore ripercorre sul filo della memoria: dai giochi infantili, alle fiabe popolari, agli spauracchi e meraviglie di fronte ai tedeschi e agli americani. Ma soprattutto appare la sensibilità di una brava e ottima educatrice, quale viene descritta e rappresentata la madre dell’autore che piange e attende l’arrivo dei due figli (Michele e Luigi) combattenti su due distinti fronti. La gioia è di rivederli entrambi tornare sani e salvi. Si nota un coagulo di fermenti e passioni paesane e popolari, come ad esempio, la partecipazione corale alla vestizione di un giovane e promettente sacerdote locale, misto alla preoccupazione generale della mancanza di lavoro nel dopoguerra che risente degli strascichi bellici. In questa nuova esperienza editoriale due assetti in Nardella si uniscono e si confondono insieme: l’animo del fanciullo e quello dell’uomo maturo. Passato e presente seguono un’unica logica: la volontà totale a saper affrontare qualsiasi rischio che la vita spesso impone, ma soprattutto cercare di conquistare quei lavori assoluti che sono alla base del comune pensare di ogni popolo civile. L’autore, attraverso un lessico semplice ma significativo, intercalato da fonemi prettamente dialettali, riesce ad offrire un quadro inedito e, comunque, pittoresco di un paese ai margini della civiltà, che, forse, conserva ancora i tratti di una primitività arcaica e affascinante, e in questo l’autore ha colpito nel segno.

 

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