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di Liana Benincaso
Foggia. Lunedì 18 febbraio presso l’Aula
Magna dell’Università si è svolta la cerimonia inaugurale del nuovo
Anno Accademico alla presenza di numerose autorità civili e religiose,
nonché di illustri esponenti del mondo della cultura fra cui il prof.
Umberto Veronesi, ex Ministro della Sanità e attuale Direttore
Scientifico dell’Istituto Oncologico Europeo, il Magnifico Rettore dell’Università
di Foggia, prof. Antonio Muscio, i Presidi di tutte le Facoltà dell’Ateneo
foggiano e di alcune città italiane.

Quello che si è appena inaugurato è il
terzo anno di vita dell’Università di Foggia che ha manifestato chiari
segnali di crescita in un periodo di radicali trasformazioni del mondo
accademico locale e nazionale: innanzitutto, la riforma dei cicli di
studio che sta modificando l’offerta didattica dal punto di vista
qualitativo; l’approvazione dello Statuto dell’Università, pubblicato
sulla Gazzetta Ufficiale lo scorso 20 dicembre; l’aumento dell’organico
che ha contribuito a instaurare un proficuo rapporto di collaborazione con
gli organi di informazione e con gli Enti locali. Oggi, l'Università di
Foggia è a tutti gli effetti autonoma, specie dal punto di vista
amministrativo e questo perché si è passati da una fase di emergenza in
cui fondamentale è stato il sostegno dell’Università di Bari a un
riassetto istituzionale e amministrativo globale. Tutto ciò per inserire
l’Ateneo in un circuito locale, nazionale e, perché no, internazionale.
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progetto non è ambizioso se lo si colloca
nell’ottica della riforma dei cicli di studio, di certo molto discussa,
in cui si ripongono molte aspettative ma, nel contempo, si nutre qualche
preoccupazione. Anche la nostra Università, in questo clima generale, ha
dimostrato di saper e voler tenere il passo coi grandi cambiamenti,
nonostante gli innegabili problemi che ne derivano. E per sottolinearli,
la cerimonia inaugurale è stata per così dire animata da un gruppo di
studenti dell’Associazione "Area Nuova" che, con fischi, urla
e striscioni, hanno contestato la decadenza dell’Università e una sua
potenziale ricostruzione gravante interamente sugli studenti. Questo vuol
dire che per la riforma bisogna abbandonare i toni trionfalistici ma
bisogna anche rigettarne una visione estremamente negativa che la fa
coincidere con un irragionevole aumento dei corsi di studio e con un
inutile dispendio di denaro pubblico e privato. E’ una scommessa sull’innovazione
e sul futuro. Bisogna, per questo motivo, essere pronti a rinnovarsi
continuamente. Solo con questo spirito non si solleveranno nuovi problemi
ma ci si impegnerà a risolvere quelli già esistenti. La riforma deve
quindi innovare l’assetto universitario istituzionale e didattico, senza
mai dimenticare che i destinatari sono uomini. Il rischio potrebbe essere
che le Facoltà di Economia, Giurisprudenza, Medicina…formino degli
ottimi medici, economisti, avvocati…ma "poveri" sul piano dell’umanità.
"Università" deriva etimologicamente da "uni veritas",
perché l’unica verità può far diventare autenticamente uomini e
soprattutto uomini liberi. In questa direzione vanno le cose, le persone,
i progetti. La cultura non deve essere monolitica e chiusa ma in essa più
mondi interagiscono e aprono nuove prospettive non solo di studio, ma di
vita e impegno. L’Università stessa non deve essere solo un
"esamificio", non deve insegnare un mestiere, non deve badare
solo alle esigenze dei docenti ma deve tendere alla personalizzazione,
deve formare uomini nuovi e nuova cultura. Di fronte a questi nobili
obiettivi e progetti, ci si pone però con due sentimenti contrapposti: Il
primo è la soddisfazione, perché si da’ vita ad un modello promettente
per la realizzazione di una educazione aperta. Un modello inedito per la
nostra tradizione e, per questo, da sperimentare e mettere a punto; una
via che richiederà per tutti gli attori coinvolti forti dosi di impegno e
pazienza. Il secondo sentimento è la preoccupazione che è caratteristica
di tutte le nuove avventure, ma che in questo caso non deve togliere il
coraggio, anzi deve aumentare la determinazione e l’impegno.
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