Pensieri in ordine sparso passeggiando per Piazza Duomo

Il Mercato dell' antiquariato

Domenica mattina, mezzogiorno: Piazza Duomo è avvolta nella sua consueta sonnolenza, ma non contravviene in questi ultimi tempi alla sua funzione di fucina e cucina di patti politico-elettorali. Ma il panorama è desolante, rende l’idea di un mercato dell’antiquariato vivente, la cui vista suscita pensieri di rabbia e di impotenza: tutto quel confabulare e scambiarsi messaggi più o meno espliciti, tutto quello stare attaccati ai cellulari (ma per dirsi cosa? "Quante famiglie porti?", "Tizio sta con Caio o no?"), non hanno altro esito, se ci si riflette, che il prepararci la solita minestra rancida. E questa volta sembra davvero che la minestra sarà più rancida del solito, se per prepararla si stanno utilizzando anche ingredienti abbondantemente scaduti, da doversi consumare, e neanche preferibilmente, una ventina di anni fa.

 

Mentre altrove si chiede ai dirigenti politici di farsi da parte, in questa nostra landa desolata non si riesce a fare di meglio che attaccare l’adesivo del nuovo raggruppamento su vecchi personaggi, sul vecchio ma sempre identico modo di fare politica, fatale per noi e forse anche per i nostri figli, incamminato nella direzione opposta rispetto ad uno sviluppo e a un benessere che è solo quello dei propri favoriti. Roba che al confronto il calcolo morettiano delle tre o quattro generazioni di purgatorio per poter vedere una nuova classe politica di governo (che sia di sinistra o di destra, tanto per non salvare nessuno), assume dimensioni di grande ottimismo, come a dire "magari…!".

E invece non ci rimane che dire: "Amen!".

 

Ritorna alla copertina