A San Severo il primo giorno di vita di mOnsignor Antonio Riboldi

di Severino Carlucci

Maggio 1993. Nel Cinema "Capitol" di San Severo si svolge una conferenza sul tema "Criminalità, estorsioni, tangenti. Come resistere ?. Quali speranze ?", conferenza dibattito svoltasi alla presenza del Vescovo Monsignor Silvio Cesare Bonicelli, moderata da Francesco Armenti e tenuta da Monsignor Antonio Riboldi, Vescovo di Acerra e noto in tutto il mondo come il "Parroco antimafia" e "Vescovo anticamorra".

 Il resoconto di quella, conferenza -dibattito è stato pubblicato in data 14 Maggio 1993 sul Periodico "Meridiano 16". Quello che non ho riportato in quel servizio riguarda un episodio personale della vita dì don Riboldi che ho memorizzato e riporto integralmente facendo parlare lo stesso Prelato. ..... Il Molti ssimi chiedono se io abbia paura delle minacce fatte alla mia persona da mafiosi e da camorristi ... Sono nato il 14 Gennaio 1923. Dalle mie parti, in Brianza, si diceva che una famiglia con pochi figli non era una "famiglia di Dio" e mia Nonna, che di figli ne ha avuti quindici dei quali tre divennero Preti, tre divennero Frati e tre divennero Suore, rimproverava mia Madre di non appartenere alla famiglia di Dio. Il giorno Dopo la mia nascita mi 

avvolsero con le fasce dei neonati e poi mi sistemarono tra un cuscino ed una federa e mia Madre porgendo a mio Padre quell'involucro con me dentro gli disse " Portalo in Chiesa, fallo battezzare facendolo diventare un figlio di Dio" e quando mio Padre le chiese I" e che nome gli metto?" mia Madre gli rispose "guarda il calendario e mettigli il nome del Santo di oggi". Fuori nevicava e c'erano già cinquanta centimetri di neve. Mio Padre con me sotto il braccio si recò a casa del compare scelto in precedenza qualora il nascituro sarebbe stato un maschio e si recarono assieme in Chiesa dove ricevetti il Battesimo e mi venne imposto il nome di Antonio visto che il 17 Gennaio ricorre Sant'Antonio Abate. Ora, quando si battezza un neonato si fanno vistosi regali, pranzi e ricevimenti ma allora non succedeva così; per festeggiare il mio Battesimo mio Padre ed il compare si recarono all'osteria del paese e si scolarono una bottiglia di vino poi mio Padre riaccompagnò il compare a casa sua ed infine ritornò da mia madre mentre ancora nevicava. Il Toh, eccoti il tuo figlio di Dio, disse mio Padre porgendo il cuscino a mia Madre, te l'ho chiamato " Tunin" Ma qui Tunin non c'è, rispose allarmata mia madre, dopo avere constatato che nel cuscino non c'ero. "Ué, disse mio padre dopo essersi reso conto, in Chiesa c'era, all'osteria pure, forse l'avrò lasciato a casa del compare" ed ancora sotto la neve e sotto gli effetti del vino rifece la strada a ritroso fino alla casa del compare dove apprese che mi aveva portato via con sé. Per scrupolo ai coscienza mio Padre ritornò all'osteria ed alla Chiesa ma ricevendo la conferma che mi aveva portato via con so sé ne ritornò amareggiato a casa ma nel riaprire la porta vide qualcosa emergere dalla coltre di. neve e la tirò fuori. Ero io!. Mio Padre nell'aprire la prima volta la porta di casa aveva allentato il braccio che stringeva il cuscino ed io ero scivolato a testa in giù nella neve. "Avevo meno di ventiquattr'ore di vita e sono stato sepolto a testa in già per oltre mezz'ora nella neve e non sono morto .... figuratevi se io adesso abbia paura delle minacce che mi fanno mafiosi e camorristi che..." Le ultime -parole di questa frase preferita da don Antonio Riboldi non sono state recepite perché coperte da uno scrosciante applauso

(Nella foto mons. Riboldi)

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