Cronaca di una giornata memorabile

Sotto il sole di Roma

di Severino Carlucci

Roma. Eravamo in tre milioni o in settecentomila gli italiani confluiti nella Capitale su invito della Confederazione Generale Italiana del Lavoro per difendere l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, per i diritti di chi lavora, per chi cerca un posto di lavoro, per la Democrazia e contro il terrorismo?. Un oceano di bandiere e i berretti rossi non lo si quantifica in numeri ma lo si quantifica in spazio occupato. Sei fiumane di manifestanti partite da sei punti della Città Eterna sono sfociate in quel vasto "lago" costituito dal Circo Massimo e dopo averlo riempito è traboccato nelle adiacenti Porta Capena, Terme di Caracalla e Via San Gregorio Magno fino nei pressi del Colosseo.

Sei fiumane di gente festante e protestante che rivendicava i propri diritti ed elevava le proprie proteste in tutti i dialetti della Penisola. Piazza San Giovanni era insufficiente ad ospitare tutti i Pugliesi concentratisi nel punto di partenza del loro corteo. Dal vernacolo si capiva ogni loro provenienza e tutti gli striscioni portati dai manifestanti rappresentavano tutta la Puglia, dal Fortore a Santa Maria di Leuca. Il pullman che ci portò nella Capitale era contrassegnato dal numero 62, Foggia, CGIL Torremaggiore, e ci sbarcò al capolinea "Anagnina" della Metropolitana. A San Giovanni ci distribuirono berretti e bandiere rose della CGIL e 

 

qualche nastro nero da legare in cima all’asta in segno di lutto per l’assassinio terroristico di Marco Biagi. Una colorazione simbolica e quasi folkloristica che primeggiava tra i manifestanti concentrati in Piazza San Giovanni era costituita da un fantoccio in tuta e berretto da operaio legato ad una croce e potato a spalla in mezzo alla folla mentre l’altra colorazione era costituita da madri che portavano con loro i ragazzi e le loro ragazze preoccupate per il loro avvenire. Quando il nostro corteo giunge nei pressi delle Terme di Caracalla – come massa fluente non poté proseguire oltre perché già tutto occupato – dai numerosi maxischermi si poté assistere alla proiezione del film "La vita è bella", di Roberto Benigni, si poterono ascoltare le note emesse dal pianoforte di Nicola Piovani, il massaggio rivolto ai manifestanti dal Sindaco di Roma Walter Veltroni, letto dall’attrice Ottavia Piccolo, una poesia del Poeta cileno Pablo Neruda: "Il Testamento" e, cosa onorevole per noi della Capitanata, un messaggio indirizzato al mondo della scuola dallo studente liceale foggiano Giuseppe Lenza. E’ bello il sole di Roma sotto il cielo limpido punteggiato soltanto dagli elicotteri della RAI e dalle forse dell’Ordine ed anche se il tanto magnificato "ponentino" faceva cadere i fiori dagli alberi e sollevava da terra qualche foglia, secca molte ragazze hanno approfittato per abbronzarsi un poco Poi venne l’atteso discorso di Sergio Cofferati. Il Segretario generale della massima organizzazione sindacale italiana inizia il suo discorso con una aperta condanna al terrorismo che con le proprie azioni delittuose cerca di disastrare l’attenzione dei lavoratori dai problemi del momento e poi critica l’operato del Governo che è intenzionato a porre un limite alle conquiste sociali che i lavoratori italiani hanno ottenuto con tanti anni di lotte. Il suo concetto basilare può essere racchiuso brevemente così: "Il Governo vuole togliere ai padri per dare ai figli e noi, anche ricorrendo allo sciopero generale, vogliamo estendere i diritti dei padri ai figli" A comizio finito la fiumana dei manifestanti si è riversata ad ammirare i Monumenti di Roma ed ognuno di questi manifestanti a ricordo di questa giornata trascorsa sotto il sole di Roma dirà: "Quel giorno c’ero anch’io".

 

Ritorna alla Copertina