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di Michele Urrasio
LUCERA. L'Associazione Teatrale e Culturale
''Mythos" rappresenta la testimonianza tangibile di come si può fare
teatro con scarsi mezzi e privi addirittura di locali per le prove. Si vola
sulle ali dell'entusiasmo: è la forza della passione che diventa volontà
di esprimersi, amore per la cultura, azione che spinge a realizzare le
proprie idee, i propri progetti contro la minaccia di fallimento,
determinata dalla mancanza di possibilità economiche e di spazi. L'esigenza
insopprimibile di attuare i propri intenti ha premiato in pieno la tenacia
di Lucia Anna Modola che ha riscosso un lusinghiero successo mettendo in
scene Rugantino, la commedia in due atti di Garinei e Giovanniní.
Musica di Armando Trovaioli. Il pubblico, che ha gremìto il Teatro
dell'Opera di Lucera in ogni ordine di posti, non ha risparmiato la sua
approvazione e il suo consenso, applaudendo a scena aperta i passaggi più
significativi e preganti della commedia. Riproporre
Rugantino non è stata una impresa facile per la regista Lucia Anna
Modola, non solo per le variazioni di situazione che la commedìa richiede,
ma perché ella sapeva bene che si sarebbe esposta a raffronti con le varie
edizioni che frequentemente vengono realizzate nei maggiori teatri italiani
da compagnie che vantano mezzi e nomi di grande prestigio. Timori
superati agevolmente da Lucia Anna Modola che, pur consapevole del peso del
suo compito, ha avuto il coraggio di affrontare un pubblico folto ed
esigente e di regalargli, in una serata diversa da tante altre, uno
spettacolo carico di brio, di movimento, di battute porte dagli attori con
grazia e misura. Essenziali le soluzioni coreografiche
proposte da Tonia De Rosario, volte a sostenere con efficacia le circostanze
in cui i personaggi vengono coinvolti. Di buona intuizione stilistica la
scena madre: felice la posizione degli ambienti dove si articolano gli
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avvenimenti; accorti i riferimenti storici,
esaltati dalle atmosfere luminose di Emanuele Monti. Una particolare
attenzione è stata riservata alla incisività del dialogo, rapido ed
efficace e all'innesto degli intrecci che ha evitato pause eccessive e
punti di attesa. L'impertinenza e l'arroganza di
Rugantino hanno trovato una perfetta adesione nell'interpretazione del
giovane Ottavio D'Emilio, disinvolto e sicuro sulla scena. Applauditissima
Lucia D'Apollonio per la naturalezza con cui ha rivestito il ruolo di
Eusebia, alle cui spalle vive Rugantino, "sistemandola presso case di
nobili, come sua sorella". Non meno efficaci ci sono sembrate le
interpretazioni di Sarita Monti nei panni di Rosetta, "di fama
incorruttibile e moglie infelice del gelosissimo Gnecco"; di Leopoldo
Di Maio che ha dato vita a Mastro Titta; di Marco Esposito che ha rivelato
le scontrosità di Gnecco. Ugualmente impegnati gli
altri interpreti, da Angelo Barile a Tiziana Colelli, da Walter Di Giovine
Ardito a Renato Moffa a Leonardo Pompa, da Antonella Matera a Marco Maria
Scarlato a Giuseppe Lorusso, da Mario Ialeggio a Cristina Clemente e
Chiara Di Canio, e alle coriste Francesca Cozzolino, Silvia Lanunziata,
Doriana Pellegrino e Filomena Silvestro, che hanno contribuito in misura
determinante al successo della commedia, ricoprendo il loro ruolo con
partecipazione. Il Rugantino di Lucia Anna Modola
conserva tutte le caratteristiche attribuitegli da Garinei e Giovannini.
La maschera romanesca, perduta ogni staticità, diventa un uomo vero
"appassionato e tenero amante". Affronta il patibolo, sebbene
innocente, a testimonianza che l'amore autentico è tanto forte da
superare persino la unicità della vita. Un
messaggio quanto mai opportuno e indispensabile nella superficialità dei
nostri giorni, insensibili al rispetto di quei valori che hanno nobilitato
da sempre la nostra esistenza.
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