Un contributo qualificante sull' art. 18

Occorre La cultura del buon senso e della mediazione

di Franco Granata

Foggia. Tutto quello che è avvenuto in questi mesi intorno all'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori ritengo che può essere imputato principalmente al ritardo nell'animus riformista dei sindacati ma non credo che si risolverebbe il problema della competitività e dello sviluppo del paese escludendo -a priori- il sindacato dal processo riformista. C'è d'augurarsi che la esasperata rottura tra governo e sindacati sia solo un incidente di percorso, forse provocato dalla fretta di imbastire una riforma dei mercato del lavoro, ma anche e soprattutto da. strumentalizzazioni non solo del sindacato. E' stato un errore abolire la concertazione e cercare di sostituirla con forme di confronto e dialogo con le parli sociali che, per risultare efficaci avrebbero avuto bisogno di una fase di più lungo e mediato rodaggio. E' stato un cambio troppo brusco che ha prodotto gli effetti che sono sotto gli occhi di tutti. Com'è stato un errore tattico non valutare a pieno e preventivamente i gravi effetti inquinanti di una discussione sul problema della modifica dell'art. 18 ingigantita dal sistema mediatico. Anche i sindacati hanno sbagliato a prendere subito cappello e utilizzare questa, sicuramente infausta partenza del dialogo per fare una vera e propria guerra di religione che ora non si sa proprio a cosa potrà approdare. E quello che è grave -a mio parere- è che sia il sindacato che il governo non sanno come uscirne. Occorre comportarsi in questo caso come ci si comporta in caso d'incidente stradale; si blocca la carreggiata, si sgombra dai veicoli incidentati e si fa scorrere nuovamente il traffico. C'è da augurarsi che il governo metta sul tavolo qualche idea nuova e riavvii il dialogo con il sindacato oggi così confuso e sfilacciato che più di così non potrebbe essere. Il sindacato scenda dalle barricate, cominci ad usare un linguaggio diverso, proponga qualcosa di nuovo, conscio del fatto che la politica del muro contro muro potrebbe, nel tempo avere effetti devastanti e ripercuotersi contro gli stessi lavoratori. Si sta perdendo tempo e la prima cosa che dovrebbe finire sono gli eccessi verbali che rimbombano, come bombe nelle vie mediatiche. Le piccole e medie imprese della Capitanata -che sono quelle che nel nostro territorio creano occupazione e sviluppo- vogliono le riforme di sistema più della grande impresa. La grande impresa se avesse voluto riformare l'attuale sistema avrebbe avuto in passato la forza per imporlo. E, invece, ha preferito che le cose andassero come stavano andando. Oggi non si può pretendere dì fare le riforme a spallate.

E' difficile percorrere questo cammino all'insegna del "mors tua, vita mea". Si riparta dunque da un tavolo, ma che sia un vero tavolo. Si tolgano í cocci rotti e si mettano in tavola i piatti nuovi. Il sindacato, al punto in cui stanno le cose, non continui ad imporre dei diktat, ma faccia un passo indietro, ad esempio quello di accettare l'accantonamento, indefinito quanto si vuole nel teinpo, ma sempre e solo accantonamento dell'art. 18, per cominciare a discutere di cose ben più urgenti e pressanti quali, in primo luogo la riforma degli ammortizzatori sociali, una riforma che alle piccole e medie aziende della provincia di Foggia serve come il pane. Risulta che anche la CGIL sta preparando una proposta in questo senso e il fatto che questo sindacato se ne stia attivamente occupando come CISI- UIL e UGL vuol dire che anche di questo si potrebbe subito discutere. Il governo ponga sul tavolo senza pregiudizi questo argomento che a mio modesto avviso appare di sicuro pregnante interesse. E aggiungo anche che, se si fosse cominciato ad affrontare subito questo problema, strettamente connesso anche alla flessibilità del mercato, si sarebbe poi arrivati, forse, ad una discussione anche sull'articolo 18, riforma che non può che stare in fondo e non certo in testa al progetto del governo. Il governo prima offra qualcosa di concreto anche ai lavoratori e poi chieda loro qualcosa in cambio. Da un punto di vista operativo, il percorso di questa importante riforma può passare attraverso tre strumenti:

- una legge quadro che riformi il sistema degli ammortizzatori sociali;

- un sistema di contrattazione collettiva che definisca, in modo efficace, i trattamenti integrativi;

- l'atttuazione di una riforma fiscale che consenta di reperire le risorse necessarie per l'attuazione di questa riforma. Non credo che, di fronte ad un tale progetto, i sindacati possono tirarsi indietro perché allora sarebbero in milioni i lavoratori occupati e non, che si rivolterebbero contro di loro accusandoli di eccesso di massimalismo. Si aiutino i sindacati a sedersi al tavolo, usando un po' di buon senso e un pò di quella cultura della mediazione che da sempre fa parte del bagaglio culturale di chi fa sindacato e di chi fa politica.

Franco Granata già Segretario Provinciale UIL, Responsabile Relazioni Sindacali Confcommercio PMI

 

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