A colloquio con la Prof.sa Patrizia Resta responsabile dell' indirizzo demoetnoantropologico e docente di Antropologia Culturale presso il Corso di Laurea in Beni Culturali

"Un contesto culturale effervescente"

di Elena Del Duca

Lucera. Sull’onda dell’entusiasmo che è seguita alla presentazione dell’Università a Lucera, questa volta abbiamo intervistato la dott.sa Patrizia Resta, titolare della cattedra di Antropologia Culturale presso il Corso di Laurea in Beni Cultuali. 

L’antropologia è una materia che inserita nel nostro territorio presenta fertili prospettive di studio. La prof. Resta ci ha spiegato il nuovo modo di intendere il concetto di "bene culturale" e ci ha prospettato i recenti sviluppi di questa disciplina che studia l’uomo e il "prodotto" umano per eccellenza: la cultura, nel suo aspetto storico ma soprattutto dinamico.

D. prof. Resta, il Rettore Muscio durante le cerimonia di presentazione ha espresso l’entusiasmo che contraddistingue la nascita di una nuova istituzione universitaria. Lei, sicuramente, condivide lo stesso sentimento...

R. Non c’è dubbio che ogni volta che si da il via ad un nuovo contesto culturale e ogni volta che è possibile allargare il bacino d’utenza di un’offerta formativa non ci si possono che aspettare delle innovazioni e dei miglioramenti: un migliore inserimento nel territorio ma anche una più profonda conoscenza degli stessi docenti universitari del mondo in cui ci si va ad inserire. Diciamo che c’è uno scambio reciproco e questo è positivo per tutti noi.

D. prof. Resta, vorrei chiederle per molti lettori che non ne sono a conoscenza, quali sono le finalità dell’indirizzo demoetnoantropologico di cui Lei è responsabile?

R. E’ un percorso che si rapporta ad una nuova idea di "bene culturale" un concetto che il Ministero ha fatto proprio, consentendo l’apertura di un curriculum all’interno del Corso di studi in Beni Culturali. Noi siamo abituati a pensare al "bene culturale" come ad un oggetto, ma esso è anche la produzione delle singole e specifiche conoscenze e delle singole e specifiche culture. Siamo in un mondo interculturale in cui la vicinanza di culture diverse e diventata quotidiana, non è più episodica, epifenomenica, o legata a problemi di colonialismo, almeno ce lo auguriamo. Questo contatto diventa un modo per aumentare la propria conoscenza. Tutto ciò ha un risvolto anche sotto il profilo occupazionale perché, come tutti sanno, una delle scommesse della società contemporanea è il cosiddetto "Terzo Settore", cioè il settore del volontariato. La maggior parte o comunque una buona fetta di esso è rivolta verso soggetti che sono "latori" di culture altre: sia immigrati, sia Paesi in via di sviluppo, ma anche verso tutte quelle culture che sono inserite nel nostro sistema e che talvolta ricevono meno attenzione di quanto si vorrebbe. Nel settore demoetnoantropologico, un ruolo di rilievo hanno le discipline pedagogiche, proprio perché ci si rivolge

 

 

 

 non solo alla pedagogia del "bene culturale" come oggetto materiale ma ad una formazione pedagogica di tutte quelle che sono per esempio, le culture degli anziani, quelle giovanili e quelle dei conflitti che si stanno determinando in questi anni e che hanno nella formazione un ruolo di privilegio.

D. Nell’ambito della materia da Lei insegnata, "Antropologia Culturale", sono previste, per quest’anno, 24 ore di laboratorio, parte del tempo sarà dedicata alla cosiddetta "ricerca sul campo". Quali sono gli aspetti culturali del nostro territorio che sta approfondendo con la dott. Rosa Verdone e i sui alunni?

R. Il fine esplicito delle discipline antropologiche, in tutte le loro sfaccettature, è quello di una maggiore conoscenza del contesto relazionale, quindi tutto il Laboratorio è stato dedicato ad attrezzare gli studenti a fare ricerca. Nei nostri laboratori gli studenti imparano subito come si progetta una ricerca in ambito culturale. In particolare, la dott. Verdone in collaborazione con l’insegnamento di Antropologia ha individuato cinque settori di ricerca empirica su cui gli studenti in parte hanno finito di lavorare in parte stanno lavorando. Il primo settore è quello delle culture materiali, attraverso cui si cerca di proporre una nuova catalogazione dei materiali demologici presenti nel Museo Civico di Lucera, poi è stato proposto l’esame delle culture tradizionali. Per fare questo gli studenti hanno imparato a dialogare e a farsi raccontare storie dalle persone anziane, dividendole tra uomini e donne dei vari ceti produttivi. Il terzo gruppo si sta occupando delle culture giovanili e quindi di vedere i modelli culturali dei nostri giovani e un quarto gruppo sta lavorando sulle cosiddette "culture in conflitto", cercando di analizzare le culture degli immigrati maggiormente presenti nel territorio lucerino. In ultimo, con una proposta del tutto innovativa, un gruppo di studenti sta lavorando su quella che viene chiamata la "cyber-antropologia", cioè i modelli culturali proposti attraverso la fruizione del sistema Internet. L’antropologia ha sempre come referente la formazione di culture "in progress", ossia la produzione della cultura contemporanea nel suo aspetto dinamico. Questo è il concetto di "bene culturale" che copre quest’area disciplinare. Non solo uno studio storico delle produzioni culturali ma anche l’analisi della stessa dinamica culturale.

D. Ha intenzione di svolgere o sta già svolgendo specifiche ricerche sul campo anche fuori Lucera, comunque sempre nel territorio provinciale?

R. Io personalmente e il mio Istituto, stiamo lavorando in due direzioni. Partecipiamo ad "Euromed", una ricerca sperimentale dell’Unione Europea che coinvolge anche tutti i Paesi del Mediterraneo, sulla produzione dei "know-how", ossia la conoscenza di come i saperi locali possano essere sviluppati per produrre cultura d’impresa. In particolare, studiamo le conoscenze relative alla trasformazione del latte e dell’olio. Sotto questo profilo studiamo sia il sud della Provincia sia l’area garganica, dove stiamo sviluppando anche un’analisi sulle relazioni di conflitto.

D. Come vede il futuro dell’Università a Lucera?

R. Sia la risposta degli amministratori locali che la sistemazione interessante che ci è stata proposta ma anche l’effervescenza, la dinamicità e la positività della cultura locale, che si è aperta a queste discipline non molto note, mi fa sperare in maniera ottimale per il futuro dell’università a Lucera.

(Nella foto: l' ingresso dell' Università a Lucera)

 

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