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di
Leonardo P. Aucello
Per
me che ho avuto il piacere di seguire spesso i vari interventi critici sul
giornale o sulle riviste, e l’aver anche gustato le traduzioni dal greco
di "Asclepiade", è sempre un piacere e una meraviglia insieme
scoprire un talento tanto evidente in un poeta e studioso così giovane di
età, ma, soprattutto, così maturo nelle riflessioni e nel pensiero,
quale, appunto, ogni volta mi appare Salvatore Ritrovato, oriundo
garganico, ma ormai inserito nella vita e nel lavoro di docente
universitario presso la Facoltà di Lettere di Urbino.
Ultimamente
ha dato alle stampe una raccolta di poesie, edita presso la Book Editore
di Bologna, nella collana, Poesia, Euro, 10,50, 2003, intitolata "Via
della Pesa", titolo di un componimento di apertura della silloge, che
ricorda, di sicuro, una strada di un centro cittadino dove l’autore
stesso forse ha vissuto e frequentato durante il suo corso universitario.
Ritrovato
ricalca i canoni poetici delle ultime generazioni in cui si nota l’alternarsi
di immagini, a volte concentrate sul suono e sul significato, quasi
polisemico, della parola; a volte, invece, è il verso (o più versi
insieme) che ridonano spazio e musicalità all’animo allegro o triste
che canta e dà voce alle proprie emozioni. Capire pertanto il valore
semantico e, spesso allegorico, ma comunque rivelatore di un sentimento,
è quanto di più chiaro e cristallino possa il poeta trasmetterci e
coinvolgersi nel suo gioco, spesso volutamente enigmatico di chi vuole
celare un’emozione, o, meglio, un sentimento nascosto e inespresso. E
proprio in questi brandelli di segmenti verbali e di aforistiche
considerazioni, come piccole sentenze morali sulle esperienze più o meno
dichiarate, che diventano specchio in cui ognuno si può rivedere,
consiste la novità
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espressiva
della poesia di Ritrovato. La quale, comunque, rievoca voci eterne della
poesia di ogni tempo, a cui ognuno si riannoda per sentire all’unisono
la voce di grido o di pace, di gioia o di sofferenza che ha inondato di
parole e di sentimenti l’animo sensibile di ogni poeta.
Anche
qui la semplice aneddotica, come pure il ricordo di una vicenda personale,
o di un incontro al mare o in qualsiasi altro punto diventa il motivo
centrale di un nucleo ispirativo del nostro modo di capire la vita, gli
altri e tutto ciò che ci circonda; cosicché ogni oggetto, ogni piccola
esperienza umana, si tramuta in canto. un canto, però, sibillino, nel
senso che la poesia spesso si chiude in allusioni che nascono da un forte
senso di ironia che pervade buona parte questi versi; e quindi attutisce l’armonia
del canto, smorzando, come si diceva, la forza stessa delle emozioni. Ma
non per questo la poesia di Ritrovato non possiede quella tempra
necessaria che dona ai versi il valore artistico e letterario di un
qualsiasi componimento.
Ciò
che lo contraddistingue è certamente il modo confacente di avvicinarsi ai
canoni moderni in cui versi e parole spesso si fondono e melodicamente si
confondono per rendere un tutt’uno poesia e ispirazione. Di certo si
tratta di un modello compiuto che nulla lascia a il caso o
superficialmente intentato. Questa è una poesia, che scaturisce dal
profondo dei sentimenti di un animo maturo nel decifrare le movenze strane
della vita, e li sa cogliere nel loro senso più recondito per riportarle
in superficie, attraverso il distacco del brio e dell’ironia, e
trasmetterci le vere e sincere emozioni. Il mondo poi si apre da sé per
mezzo di immagini che mettono a fuoco la "fotografia" eterna dei
sentimenti complici del nostro stesso mondo, che costantemente si insinua
nella vita di ogni giorno.
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