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Significativo
successo, evidenziano Legambiente e WWF Puglia, per coloro che difendono
l'ambiente e la natura del Gargano.
Il
procedimento penale, avviato da tempo a seguito di un esposto, della
Procura della Repubblica di Lucera, relativo alla costruzione a Rodi
Garganico da parte della Società "Roccamare s.n.c." di una
palazzina a destinazione residenziale turistica, è giunto al rinvio a
giudizio per progettista, costruttore e amministratore della Società.
A
prescindere dai danni d’altra natura rivendicati dai privati, ammessa
anche la costituzione di parte civile di Legambiente e WWF per il danno
conseguente al grave impatto paesaggistico della costruzione.
Gravi
ed inquietanti i reati contestati dalla Procura della Repubblica e di
seguito sommariamente descritti.
Sulla
base di false rappresentazioni grafiche, ruotando allineamenti e spostando
limiti, è stata ottenuta la concessione edilizia presentando l'immobile
da realizzarsi per intero nella "zona B di completamento" del
programma di fabbricazione di Rodi Garganico.
In
realtà il fabbricato, il cui cantiere è stato sottoposto dal gennaio
2002 a sequestro preventivo del Tribunale di Lucera, è stato realizzato
per la quasi totalità (138,83 mq) in zona G1 vincolata per la
salvaguardia della costa, caratterizzata da assoluta inedificabilità,
e per i restanti 4,14 mq in zona A - Centro Storico.
La
costruzione risulta trovarsi, inoltre, in zona a vincolo idrogeologico e
paesaggistico, classificata, altresì, come "Zona Franosa I"
nella quale non si possono realizzare più di due piani mentre il
fabbricato contestato ne prevede 4 più un seminterrato.
In
relazione a questa circostanza, fra i reati indicati vi è anche
l'aggravamento del dissesto idrogeologico in atto nella zona con
conseguente pericolo per la pubblica incolumità.
È
desolante constatare, osservano Legambiente e WWF, che le montagne scese
giù a cancellare i
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paesi
non hanno insegnato nulla. I vincoli, anche quelli di una zona franosa,
non rappresentano uno strumento di tutela per il cittadino e per il
territorio, ma vengono visti come un’inutile e pesante palla al piede
della quale liberarsi ad ogni costo.
Il
pericolo di rovinose frane è un ulteriore elemento d'insostenibilità di
uno sviluppo tutto basato sulla cementificazione delle coste e dello
stupendo territorio del Gargano, in zone d’elevato valore paesaggistico.
Un’aggressione
che calpesta i valori culturali, gli obiettivi ambientali e di turismo
sostenibile che si propone il Parco Nazionale del Gargano.
In
Italia, evidenziano ancora Legambiente e WWF, esistono ancora 800 mila
costruzioni abusive solo in aree vincolate di cui 400 mila costituiscono
abusi gravi.
Le
due Associazioni ambientaliste ricordano a questo proposito che esistono
leggi in vigore e sentenze della stessa Cassazione che, se applicate,
permetterebbero la demolizione immediata di migliaia di costruzioni
abusive.
È
questa la vera grande opera pubblica di cui l’Italia ha bisogno: darebbe
lavoro a circa 3.200 persone l’anno per dieci anni, l’equivalente
della realizzazione dell’inutile Ponte sullo Stretto di Messina, e
restituirebbe finalmente dignità alle aree più pregiate del nostro
territorio. Un intervento coordinato di più Ministeri potrebbe portare in
qualche mese a qualche centinaio d’abbattimenti.
Per
Legambiente e WWF, si dovrebbe finalmente comprendere che il miglioramento
e la qualificazione della ricettività turistica del Gargano non passa dai
complessi che devastano il territorio.
La
strada per un turismo sostenibile è quella del recupero delle abitazioni
dei Centri storici da utilizzare per ospitare i visitatori che fuggono
dalle città alla ricerca di natura incontaminata.
Legambiente
– Puglia
WWF
- Puglia
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