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di
Luca Mariotti
Pieve
di Cento. L’originalità e l’autonomia dell’arte incisoria, come
momento di grande creatività ed invenzione di linguaggi nuovi ed
inesplorati, viene esaltata in un percorso espositivo estremamente
affascinante nelle sale del Museo d’arte delle Generazioni italiane del
‘900, ormai noto con il nome del suo fondatore, l’industriale e
collezionista Giulio Bargellini, che ha sede nella splendida cittadina
emiliana Pieve di Cento, raggiungibile in mezz’ora da Bologna, Modena e
Ferrara. Nell’ambito dei Confronti da Musei, idea-guida di una
serie di mostre organizzate e promosse dal Museo, si sono proposti
dialetticamente, nello stesso contesto espositivo, le opere di due o tre
artisti, al fine di farne meglio comprendere ed apprezzare i rispettivi
percorsi creativi, i diversi ambiti di ricerca, le scelte tecniche
adottate da ciascuno. Se nel precedente "confronto" si sono
confrontate le produzioni di uno scultore (Fabio De Sanctis), un pittore
(Paolo Pasotto) ed un operatore estetico (Vincenzo De Simone), la rassegna
che ora viene presentata nell’antico silo granario pievese,
ristrutturato con un importante architettonico ed attivo ormai da più di
tre anni, punta l’obiettivo su uno dei pianeti più affascinanti e
"magici" della creazione artistica, quello dell’incisione, che
ha registrato nei secoli l’attenzione e il lavoro dei più grandi
maestri italiani ed europei.
Questa
volta sono quattro gli artisti, veri maestri dell’incisione, quali Tono
Zancanaro Padova 1906 – 1985), Gianfranco Ferroni (Livorno 1927 –
Bergamo 2001), Giuseppe Zunica (Napoli 1923) e Julianos Kattinis (Damasco
1934), le cui opere sono testimonianza di itinerari, condotti con
personalissima originalità ed estremo rigore linguistico e formale, nell’universo
fantastico dei segni, che altro non sono, per ciascun autore, che riflesso
delle proprie esperienze biografiche, ma anche delle istanze estetiche e
poetiche che hanno determinato e caratterizzato il proprio impegno
artistico. La mostra, curata da
Nicola Miceli (catalogo Edizioni Bora)
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consente,
attraverso una selezionata scelta di lavori, di riconsiderare le
caratteristiche più significative dei quattro artisti. Zancanaro si è
cimentato con quasi
tutte le modalità delle arti visive, con grande capacità di assorbire le
diverse tecniche, dalla pittura a olio all’acquarello, dal mosaico all’arazzo,
dalla scultura in bronzo all’incisione su vetro, anche se rimane
ineguagliato nella grafica, per la linea pura della sua
"scrittura"; l’opera di Ferroni, specie a partire dagli anni
Settanta, testimonia di una forte tensione esistenziale che l’artista
riesce a convogliare verso una figurazione analitica di forte nitidezza
ottica, in lavori in cui prevalgono interni ed oggetti, restituiti con una
precisione del dettaglio quasi fotografica; incisore sapiente, dal tratto
fine e sensibile, è il napoletano Zunica, che sa costruire con fittissime
trame una sorta di personale geometria, emblematica e in qualche modo
ludica, riuscendo così a creare, con un personalissimo linguaggio, una
specie di racconto (popolato da rose, colonne greche, impronte digitali)
sulla condizione umana, fra natura e tecnologia, vita e morte. Kattinis,
di famiglia ateniese, oltre ad essere un ottimo disegnatore, è un maestro
dell’incisione all’acquaforte e della xilografia; ma la sua è
indubbiamente una personalità artistica dotata di eccezionale
versatilità, che si esprime anche nel design, nell’architettura
di interni, nella scultura e nella scenografia.
(Nella
foto: un' opera di Kattinis)
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