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di
Tonino Del Duca
LUCERA.
Nella mattinata di domenica 16 novembre si è svolto a Lucera presso la
sala- convegni della Balconata 2 un incontro, promosso dai Democratici di
Sinistra, con l’on. Pietro Folena. Il tema, preannunciato sui manifesti,
doveva riguardare la Finanziaria promossa dal Governo Berlusconi. L’occasione,
invece, è servita per discutere a tutto campo sui problemi più impellenti
dell’attualità politica italiana: in primo luogo la presenza dei militari
italiani in Iraq, poi la presentazione di una eventuale lista unica alle
Europee, il problema dell’identità dei DS, quello dell’unità dei
partiti di centro- sinistra.
Folena
ha esordito, manifestando tutto il suo profondo cordoglio alle famiglie
delle vittime di Nassirya. Ma, al di là del cordoglio, ritiene necessario
usare la forza della ragione e non quella delle armi, per cercare di
rimediare ai danni, sicuramente previsti e prevedibili, provocati da una
guerra illegale, voluta unilateralmente senza l’egida dell’ONU. Si
tratta di una guerra, per di più, contraria all’art. 11 della nostra
Costituzione ("L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa
alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle
controversie internazionali"). L’Italia, pertanto, con la presenza
dei nostri militari ha avallato la guerra americana e, per conseguenza,
viene percepita dall’opinione pubblica dell’Iraq (e non solo) come
potenza occupante. Per Folena l’Italia dovrebbe cercare maggiormente l’accordo
con Francia e Germania, nazione europee, che non hanno inviato in Iraq
nemmeno un soldato. Ma anche accettando la situazione attuale e ignorando i
possibili sviluppi (Folena ha paventato la possibile suddivisione dell’Iraq
in tre tronconi: una repubblica teocratica sciita al Sud, una sunnita al
centro e un Kurdistan al Nord), l’unica cosa che si dovrebbe fare è
quella di ritirare i militari italiani, lasciando il compito ai caschi blu
dell’ONU. Uno scenario cupo è stato poi delineato per quanto riguarda la
privatizzazione delle risorse dell’Iraq, affidate alle multinazionali
americane, con una piccola partecipazione italiana.
Sulla
Finanziaria del Governo Berlusconi Folena è stato categorico: l’approvazione
a forza di voti di fiducia e di un decreto legge è già di per sé prova
significativa del fallimento del centro- destra, che perde pezzi ogni
giorno, tanto che è risultato battuto in Parlamento numerose volte. La sua,
più che una relazione tecnica, è stata una relazione politica; non si
tratta semplicemente di opporsi a Berlusconi, bisogna, invece, costruire
delle valide alternative
politiche,
facilmente individuabili da parte della gente. Il criterio fondamentale
della Finanziaria è tutto ispirato all’esigenza di fare cassa tramite la
riforma delle pensioni e i condoni edilizi. Tale esigenza è scaturita
dalla politica fallimentare del centro- destra che, con l’intenzione di
blandire e
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favorire
le imprese, ha ridotto le aliquote dei prelievi fiscali a due, determinando
una diminuzione del gettito fiscale. Folena, invece, difende il criterio del
prelievo diversificato in base alle fasce di reddito perché è giusto che
chi guadagna di più debba versare di più e chi guadagna di meno debba
versare di meno. Ma dove deve risultare evidente la differenza con i partiti
del centro- destra è sulla concezione del lavoro: no alla flessibilità
intesa come precarietà e mancanza di certezze. Il lavoro sicuro significa
maggiore disponibilità di denaro e maggiore possibilità di spesa, con
conseguente aumento della produzione.
La
difesa del lavoro come fonte di reddito e del lavoratore deve essere la
caratteristica propria di un partito di sinistra, nell’ambito di una
comune matrice riformista. L’ultima parte del discorso è stata dedicata
alla costruzione di una identità politica dei DS, in grado di distinguersi
e in grado di recepire i messaggi della gente e della società civile, siano
essi i girotondini o i pacifisti. In tal senso un grande esempio viene dal
Movimento per la Pace, definito una superpotenza mondiale, che ha mobilitato
sotto la bandiera arcobaleno milioni di persone in tutto il mondo, senza che
alle spalle ci fosse o un parroco o un partito o una singola organizzazione.
Sulla
lista unitaria per le Europee Folena ha dichiarato di attenersi alle
decisioni del partito, pur manifestando perplessità a livello personale. Ma
sulla necessità di presentarsi uniti alle prossime elezioni politiche è
stato categorico: solo se si è uniti si può vincere. Pertanto occorre fare
ogni sforzo per far convivere nella coalizione sia Rifondazione Comunista,
sia la lista Di Pietro, sia lo SDI, che, invece, ha già posto pregiudiziali
proprio nei confronti di Di Pietro.
Nel
dibattito, moderato al segretario sezionale Mario Monaco, sono intervenuti,
tra gli altri: il vecchio leader del PCI. Peppino Papa, l’ex segretario
sezionale Francesco Barbaro, l’avv. Francesco Colucci, l’avv. Giancarlo
Ventrella, il prof. Raffaele De Vivo di Rifondazione Comunista. In sala
erano presenti anche i rappresentanti locali del centro sinistra: SDI, UDEUR,
lista Stallone, Rifondazione Comunista.
(Nella
foto: da sinistra l’on. Folena e Mario Monaco)
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