Al "rosmini" gli studenti parlano sulla guerra in iraq

di Raimo Erika

 

Lucera. Il 23 novembre scorso, presso l’istituto d’istruzione secondaria superiore, "A.Rosmini",si è tenuta una conferenza sull’attuale guerra in Iraq.

Tale conferenza, richiesta dagli stessi studenti, si è tenuta durante lo svolgimento dell’assemblea mensile studentesca, ed ha visto la partecipazione il professor Francesco Capriglione ed il professor Antonio Minelli.

Inizialmente il professor Capriglione ha illuminato la nostra mente con una dettagliata spiegazione relativa al fondamentalismo islamico, alla Jihad, alla differenza che coinvolge il popolo irakeno scindendolo in sunniti e sciiti .

Il termine fondamentalismo potrebbe essre interpretato come fanatismo eccessivo della propria fede religiosa, perchè considerata come unica e vera e di conseguenza superiore a tutte le altre. Tale credo religioso porta il fedele ad agire in tutti gli altri campi della società, seguendo i principi della religione, e pertanto fonda la sua la sua cultura, solo ed esclusivamente sulla fede religiosa.

Successivamente, il professor Capriglione, ha introdotto un discorso importantissimo, relativo alla reale concezione di jhiad ovvero "sforzo" di difendere la propria fede dagli infedeli. Quando la fede pervade te stesso, sei pronto ad uccidere senza pietà, senza il minimo scrupolo; è questa una forza che ha accecato l’uomo già nel Medioevo, quando in nome di Dio condannava innocenti. Tutto ciò lo si riscontra nella religione islamica.

Ma cosa differenzia i sunniti e gli sciiti? E’ con questo quesito che il professore ha introdotto un nuovo ed interessante argomento. Risalendo all’etimologia della parola è possibile constatare che il termine "sunnita’’deriva da "sunnah" che significa "tradizione"; infatti i sunniti si attengono prettamente alla tradizione, a ciò che è stato tramandato sulla vita di Muhammad e, nella interpretazione del Quran, seguono la tradizione seguita dai teologi islamici; nell’ambito relativo alla politica, riconoscono come governatori i califfi che fanno le veci di Muhammad.

Il termine "sciita" deriva dalla parola "scìa"che significa "gruppo"; essi ritengono che gli "imam" sono gli unici a detenere la capacità di interpretare il Quran, in maniera autentica. Nell’ambito politico,

riconoscono come autorità solo i discendenti di Muhammad. Ma vi è una distinzione da attuare anche nell’ambito degli sciiti. Infatti essi si distinguono in imamiti o duodecimani e ismahiliti o settimani. I primi cercano o meglio aspettano il dodicesimo imam, ritenuto infallibile e nello stesso tempo impregnato di lue divina ; i secondi, non accettando altri imam oltre al sesto, aspettano il settimo imam ritenuto quasi un dio. E’ opportuno citare anche gli sciiti moderati, i quali rapportano la figura dell’imam a quella di un uomo ben guidato da Allah.

Successivamente il professor Minelli, ha parlato dei costi relativi alle guerre condotte a partire dalla guerra del Golfo condotta nell’anno 1991 sino a quelli relativi all’attuale guerra in Iraq. Cifre davvero esorbitanti, che portano ad una profonda riflessione, e ad una ricerca del "perché". La domanda che sorgere spontanea, dopo aver udito quei numeri giganteschi è: A quale pro?

Il professor Minelli, poi ha continuato il suo discorso, parlando di altre cifre, ma questa volta relative alle vite umane, non meno esorbitanti delle prime; ma ha parlato anche di quelle che sono le "altre vittime" delle varie guerre che si sono susseguite soffocando la dignità umana; vale a dire gli orfani, le vedove,e tutti coloro che sono costretti a pagare per tutta la vita le conseguenze fisiche e psicologiche di una guerra. "Non può mai esserci la pace dopo una guerra, perché la pace, il silenzio, l’attesa, covano uno struggente desiderio di rivincita". Con questa affermazione il professor Minelli, ci ha parlato di ciò che è accaduto l’11 settembre 2001; un affronto alla pace, poiché il terrorismo ha colpito il potere economico e politico, ovvero il Pentagono e le Torri Gemelle degli U.S.A. dopo…silenzio,ma non pace e ne abbiamo avuto la conferma qualche giorno fa, quando i figli della nostra Patria sono stati uccisi; cosa si è verificato, dunque? Un nuovo attacco alla pace. Il silenzio è un killer pericoloso perché senza rumore, esso non esiste. Nella pace risiede la vera guerra perché la pace conduce ad un desiderio di rivincita.

Quando i "padroni del mondo"capiranno la vera essenza della vita, stanchi di udire pianto e vedere desolazione, allora forse sarà troppo tardi…

 

Raimo Erika III Liceo Linguistico "A.Rosmini"