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di
Leonardo P. Aucello
S.
Marco in Lamis. Si sa che la "buona pizza" oltre a costituire un
elemento sano ed essenziale per la dieta mediterranea, diviene, nel
contempo, un'ottima fonte di guadagno non solo per i vari gestori di
pizzerie, ma anche per le Casse dello Stato in quanto la sua produzione di
alcune migliaia di tonnellate all'anno, fa aumentare il consumo di altri
prodotti come il pomodoro, la farina, la mozzarella, l'olio, gli ortaggi a
quant'altro serve per renderla ben condita.
I
veri inventori della pizza sono stati gli italiani già dall'antica Roma.
Negli
ultimi tempi sono stati i napoletani a rinnovare questo primato con due
distinte pizze: la napoletana, appunto e la margherita in ricordo della
Regina d'Italia, moglie del Re Umberto I di Savoia, in occasione della
visita dei Reali nella città partenopea: i napoletani con la loro finissima
fantasia hanno subito elaborato una pizza per l'occasione che, per la sua
finezza e fragranza, è giunta intatta fino ai nostri giorni.
Anche
a S. Marco in Lamis la pizza ha un ricordo e un "sapore" antico:
essa veniva un tempo impastata e fatta lievitare insieme al pane ammassato
in casa. Questa
rappresentava
il pasto dei poveri come pure quello dei ricchi; ed era una totale
squisitezza
poterla gustare farcita in vari modi e con diversi condimenti, tutti
genuini,
a partire dalla "pizzacretta" che era formata di un pezzetto di
pizza
ricavata
dalla massa del pane e poi "riempita" di ottima ricotta paesana,
in
prevalenza
quella di capra, abbastanza leggera.
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C'erano
altri tipi di pizza molto usati, tra cui la "pizza cu llu pemmedore"
(pizza ai pomodori); "pizza cu lli patane" (pizza con le patate);
"pizza cu lli sfringe" (pizza con i ciccioli), ossia, pezzetti di
carne di maiale a cui veniva tolto lo strutto; "pizza sfugghiata"
(pizza sfoglia); "cavicione cu lla recotta" (calzone con la
ricotta); "cavicione cu lli cepodde" (calzone con le
cipolle).
Si
trattava di una vera sciccheria culinaria, per quanto povera, con
ingredienti poveri. Erano alimenti sani e nutrienti da far invidia alle
migliori pubblicità odierne. Il tutto, innaffiato con un bicchiere di vino
rosso di stagione, era una vera leccornia per i palati di ogni età o
estrazione sociale. Questa nostra società del benessere ha di sicuro tanti
beni mobili e immobili, ma non sarà mai capace di competere con la dolcezza
di quegli odori e sapori.
Anche
il caciocavallo risale a un tipo di formaggio tipicamente
meridionale: si tratta di un formaggio a forma di pera di pasta dura e fatto
con latte di vacca integrato con latte ovino e caprino.
E'
un prodotto che va stagionato o mangiato fresco, appendendolo a un paio per
volta.
Oggi
sul Gargano, e quindi anche tra gli allevatori sammarchesi, è in uso il
caciocavallo podolico dalla specie di mucca da cui è ricavato il latte: la
sua qualità è garantita non solo dalla forma di lavorazione, ma,
soprattutto, dal genere di animale dal quale viene munto il latte, ossia la
razza podolica presente in tutto il territorio garganico che si ciba di erbe
selvatiche e di foraggio nostrano. Insomma ci troviamo di fronte a prodotti
per buongustai e palati fini che sanno assaggiare con amore e gusto la
genuinità locale, in prevalenza sammarchese e casereccia.
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