Le sculture di filippo pirro e i volti di padre pio a San MArco in Lamis

di Leonardo P. Aucello

 

S. Marco in Lamis. Quale buon devoto attraversa la via che mena verso il centro cittadino di San Marco in Lamis non si soffermi, segnandosi con la mano, davanti alla monumentale statua di Padre Pio da Pietrelcina, ormai nel novero eterno dei santi, raffigurato insieme ai suoi due Padri spirituali, Padre Benedetto Nardella e Padre Agostino Daniele?

In verità si tratta di un trittico scultoreo scolpito da un artista del posto, Filippo Pirro, che certamente rappresenta uno dei pittori e scultori che più di ogni altro ha saputo delineare nelle sue opere il Frate delle Stimmate sotto diverse pose e prospettive e con vari atteggiamenti a seconda del tema e dei simboli che lo hanno caratterizzato nel corso della vita.

A ben ricordare è stato il Direttore della locale biblioteca Dr. Matteo Ciavarella che, durante una conferenza tenuta alcuni lustri fa sui sopraccitati Direttori spirituali, ha proposto la realizzazione del suddetto trittico, affidato successivamente alla maestria appunto di Filippo Pirro, non nuovo, come si ricordava, a queste esaltanti esperienze artistiche , avendo già tratteggiato in alcuni monumenti il Santo di Pietrelcina esposti in alcuni paesi di Capitanata e oltre.

Filippo Pirro in un sincretismo di simboli e di elementi scultorei è riuscito a condensare gli aspetti più significativi della spiritualità di Padre Pio e del suo modo sacrifico di porsi davanti a Dio e alle sue creature desiderasse di una parola di conforto, di una preghiera, o quasi di una preveggenza, se non addirittura di un "miracolo" fisico o morale. E tutte queste anime silenziose e sommesse gli stanno intorno, come sotto il velo di un Padre, al sicuro dalle umane traversie ed Egli con lo sguardo compunto con una mano indica il cielo, verso il quale è diretta la vita di ogni essere e con l’altra la terra dove poter spargere il seme della parola redentiva. E disseminante intorno al saio cappuccino petali di rose, il cui profumo, si sa, è stato in vita e lo è tuttora, il suo distintivo di amore e la fragranza per poter avvicinare chi lo invoca come garanzia della sua presenza e del suo sicuro intervento purificatore e risolutivo.

Poggiati su dei piedistalli siedono contenti Padre Benedetto e padre Agostino, le due rocce della incipiente santità di Padre Pio, entrambi oriundi sammarchesi, nella posa di veri maestri della parola divina e testimoni diretti della serafiche virtù del santo di Pietrelcina segnato dallo stigma della Croce di Cristo, Padre Benedetto ha in mano lo stilo e un foglio su cui imprimere le memorie e le azioni strabilianti del "venerabile" discepolo; mentre Padre Agostino stringe a sé una copia del

vangelo a cui ha attinto nell’intero corso della sua esistenza Padre Pio. Insieme sono circondati da una ridente cornice di luoghi sacri, legati alla religiosità sammarchese e francescana in genere: dal Convento di Santa Maria di Stignano a quello di San Matteo, presso San Marco in Lamis, a quello propriamente Cappuccino di San Giovanni Rotondo dove beatitudine e gloria si sono fuse e innervate in uno spazio angusto di una chiesetta, di un confessionale e di una cella, ma ben protese verso gli orizzonti infiniti del cielo e del paradiso, ove ora i tre "fedeli" godono in eterno della Beatitudine di Dio; lo confidò Padre Pio stesso a un confratello che glielo chiese direttamente. E questa loro gloria ha un riverbero anch’esso glorioso nella magnifica opera monumentale di Filippo Pirro in una piazza di San Marco in Lamis, sul Gargano, a qualche chilometro di distanza dalle tombe (due nel cimitero di San Giovanni e una nella cripta del Convento dei Cappuccini) che conservano le spoglie mortali di questi veri maestri e testimoni della fede e del Vangelo.

Anche davanti all’atrio del nosocomio civico di San Marco in Lamis si erge un’altra statua del Frate delle Stimmate, commissionata da devoti impegnati nella Sanità pubblica del Comune garganico: anch’essa è stata realizzata da Filippo Pirro: il monumento nell’intenzione dell’artista, vuole ridare conforto e sicurezza a quanti soffrono per le malattie che li affliggono. Vi è scolpito un Padre Pio con le braccia aperte in segno di accoglienze che accompagna il comune desiderio di guarigione con un sorriso e un atteggiamento ieratico come chi, attraverso la sofferenza umana, contempla la gloria e l’amore di Dio, immensamente misericordioso che, insieme al Santo di Pietrelcina si china foscolianamente sulle "sciagure umane". Una scritta vi è posta sul piedistallo, pronunciata dallo stesso Frate Cappuccino di "portare Dio ai malati" che vale "più di qualsiasi altra cura". E anche qui si spande l’odore di petali di rose, come simbolo di purezza e di soave candore per chi cerca del proprio corno anche quella dell’anima per mezzo della quale ognuno sopravviverà a se stesso nell’eternità senza peccati e senza la caducità della fragile natura umana.

Filippo Pirro, attraverso un realismo simbolico ha saputo plasmare e dare vigore a un’immagine così chiara e penetrante tanto che il volto di chi l’osserva sembra inebriarsi estasiato e involarsi come anima candida insieme alla maestà santifica di Padre Pio da Pietrelcina e i suoi due Direttori spirituali, entrambi forgiati e risorti dalla dura tempra sammarchese e garganica che certamente li ha ovunque contraddistinti.