La prematura scomparsa di Bruno Orsini

Uno per tutti

di Tonino Del Duca

 

Foggia. La fiera dignità. che ha sempre caratterizzato la sua vita terrena, ha fatto sì che la notizia della scomparsa del giornalista Bruno Orsini sfuggisse alla mia attenzione. Ne sono venuto a conoscenza solo qualche giorno fa, per cui cerco di tracciarne un ricordo quale testimone oculare di tante avventure che ci hanno visto protagonisti.

 

La sua è stata una vita all’insegna dell’amicizia, della generosità, della dignità; di essa aveva una concezione eroica. Non un solo istante andava sprecato: per questo motivo era sempre iperattivo e costantemente alla ricerca di qualcosa di nobile da fare. Da universitario non poteva non dedicarsi anche all’ambiente goliardico, tanto che recitava a memoria i versi in greco di "Monna Ifigonia"; da giovane laureato (quando ancora non ci conoscevamo), contro il conformismo di sinistra, simpatizzava controcorrente per le idee di destra, aiutando praticamente anche amici in difficoltà.

Ci siamo conosciuti tramite il prof. Fabrizio Felli, altra persona particolare per i suoi meriti culturali, che ha fatto conoscere in Italia l’Accademia Internazionale di Lutezia. Da questo momento è iniziato il cammino culturale e giornalistico di Bruno Orsini, che lo impose all’attenzione generale. Seguirono numerose manifestazioni culturali e un viaggio anche a Parigi, sede dell’Accademia. Poi i primi passi nel campo del giornalismo: il settimanale "Corriere della Regione", diretto da un calabrese di Roma, poi il tentativo

(fallito) della sua prosecuzione a livello regionale con il GIR (Gruppo Informazione Regionale) fino al passaggio sul piccolo schermo, quando il "gruppo di Orsini" diede dignità giornalistica alle prime televisioni private, Tele Foggia prima e poi Tele Radio Erre. Ultima esperienza giornalistica comune, ma non per questo meno intensa, fu quella legata al quotidiano "Puglia" di Mario Gismondi e Luca Cicolella (anch’egli scomparso). Siamo alla fine degli anni Ottanta. Da allora le nostre strade si sono separate; nei nostri rari incontri ho avuto l’impressione di un uomo in difficoltà, fortemente segnato dal destino, ma fieramente legato alla propria dignità, tanto da non chiedere mai a coloro che reputava "amici" niente di più che essi non potessero dare o già avere dato. Ed è stata proprio la sua grande dignità e la sua forza indomita di eroe d’altri tempi a fargli sopportare tante disgrazie e traversìe, fino ai lunghi giorni segnati dal male incurabile, che lo ha portato a morire.

Caro Bruno, tu hai dato a tutti noi quello che noi non abbiamo saputo dare a te e ti vedo, nel tuo nuovo mondo senza sofferenze, seduto a un tavolo insieme a Roberto, con la sigaretta in bocca e il sorriso sulle labbra. Finalmente hai la serenità e la tranquillità che la vita ti ha negato.

Il tuo amico dei tempi (forse) migliori

Tonino Del Duca

 

(Nella foto: a destra Bruno Orsini)

 

"Verum amicum qui intuetur, tamquam exemplar aliquod intuetur sui. Quocirca et absentes adsunt et egentes abundant et imbecilli valent et, quod difficilius dictu est, mortui vivunt; tantus eos honos, memoria, desiderium prosequitur amicorum". (Cicerone, "De Amicitia", VII, 23)

"Chi osserva un vero amico, osserva come un’immagine di se stesso. Per questo gli assenti diventano presenti, i poveri ricchi, i deboli forti e, cosa più difficile a dirsi, i morti diventano vivi; tanto li segue l’onore, il ricordo, il rimpianto degli amici".