Conferenza stampa del prof. Marincola

Lucera come Micene della daunia

di Assunta Del Duca

Lucera. "Una scrittura cretese- micenea nel Castello di Lucera?" E’la domanda che si è posto il prof. Mario Marincola, fervente studioso della nostra città che gli ha dato le origini, a cui egli ha cercato di rispondere offrendoci alcune possibili interpretazioni in una conferenza stampa svoltasi lunedì 17 maggio nella sede del Club UNESCO "FEDERICO II" che ha promosso l’incontro.

La dott. Lisa Pietropaolo, Direttrice del Museo Civico "G. Fiorelli" che ha introdotto i lavori, ha sottolineato "la stranezza" di una moltitudine di segni che si trovano sulle mura angioine e sulla cortina del Castello federiciano e che rappresentano un "unicum" nel panorama architettonico del XIII secolo. Una delle possibili interpretazioni del prof. Marincola è il raffronto di questi segni con alcuni che si trovano nell’alfabeto miceneo della scrittura lineare B, l’unica forma di scrittura che sia stata pienamente decifrata perché corrisponde ad una lingua di tipo greco in uso fra i Micenei.

A Creta le esigenze di un’amministrazione centralizzata portarono alla formazione di un sistema di scrittura, noto a noi attraverso il ritrovamento di tavolette in argilla su cui venivano incisi i segni, e alla creazione di una classe di scribi al servizio del sovrano. Le tavolette testimoniano tre fasi di scrittura: la geroglifica che risale al periodo tra il 1900 e il 1625 a.C., così detta perché si usava nelle iscrizioni monumentali degli edifici sacri, la lineare A, scrittura rimasta finora indecifrata e la lineare B che è la scrittura introdotta nell’isola di Creta quando fu conquistata dai Micenei. Proprio questi ultimi s’imposero intorno al 1450 a.C. nell’isola e prima ancora nel continente greco, a Pilo e a Micene dove sono state ritrovate tavolette in lineare B, creando così una civiltà che si espase prima nell’Egeo, poi in tutto il Mediterraneo, e chissà che non si siano stanziati anche nel nostro Gargano? Risalendo a fonti storiche, da cui è partito il nostro studioso, Erodoto "il padre della storia" afferma che i Cretesi avrebbero fondato la "Iapigia", regione della Magna Grecia che

corrisponde all’odierna Puglia, infatti, si ritiene che essi si siano stanziati nella parte che corrisponde all’attuale Provincia di Bari. Ancora,Virgilio dice che Diomede fu "Victor agris Iapygiis" , vincitore sui campi iapigii. In tutto sono più di novanta i segni, incisi o in rilievo su pietre di un particolare materiale, che si riferiscono a questo tipo di scritture. Di questi, cinquanta, secondo Marincola, corrispondono alle tre scritture, così ripartiti: 15 appartengono al "Disco di Festo", 3 sono geroglifici, 13 appartengono alla lineare A e 14 alla lineare B. Finora si è parlato di scalpellini che, attraverso quei segni avrebbero indicato la ditta che avrebbe fatto il lavoro. Bisogna notare che sulle pietre non c’è un solo segno ma più di uno. Allora, sorgono alcune domande: quanti operai hanno operato su una sola pietra? E se al posto dello scalpellino ci fosse stato lo scriba che rappresentava l’unico depositario della scrittura greca? Per il momento si possono fare solo ipotesi. Certezze sulla cronologia e sulla datazione dei blocchi di pietra con i segni individuati, si possono ottenere solo con un attento studio a tappeto, attraverso analisi chimiche e scientifiche del materiale. Inoltre, "occorre indagare, - ha sottolineato la Direttrice Pietropaolo, archeologicamente e scientificamente l’area interna del Castello". E’ necessaria una sistematica campagna di scavi per ampliare le conoscenze storiche e strutturali dell’antico maniero. Non solo il Castello, ma l’intera città "pullula" di segni che "parlano" e che potrebbero aiutarci a ricostruire la sua storia. Se, dunque, le ipotesi formulate dal prof. Marincola fossero vere, un scrittura, quella cretese, sarebbe risorta.

 

(Nella foto: da sinistra Emanuele De Marco, il prof. Marincola, il dr Gianfranco Nassisi)