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se la malapolitica diventa alibi |
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di Pippo Grasso
E' ormai uno stereotipo, detto e ripetuto in tutte le salse: il degrado della politica, l'impotenza della politica, l'immoralità della politica. "E poi questi politici, tutti bugiardi, tutti inaffidabili", si sente dire a mò di ritornello. Da ciò la necessità, per farsi strada nella vita, di adeguarsi e attrezzarsi a un tale stato di cose: facendosi furbi, sgomitando, utilizzando colpi bassi, chiudendo un occhio (o tutti e due) su ciò che tanto lecito non è, insomma abituandosi a pensare che spesso la legalità è un intralcio, perciò tanto meglio sanare l'illegale (sono tutti esempi che vengono dall'alto). Siamo al punto che chi muove, ormai quasi timidamente, qualche riserva o qualche eccezione a questo sistema, chi non ci sta (o non ci vorrebbe stare), diviene egli stesso eccezione, viene visto come sciocco moralista (in una parola fesso), forse anche emarginato, e questo perchè gli argomenti a sostegno del sistema di cui sopra, ormai supportati anche da persone in perfetta buona fede, sembrano essere imbattibili. "Ma come - si sente dire il povero diavolo moralista - tu credi ancora nelle regole, nello Stato, pensi ancora che si possa cambiare, ma non vedi che ormai prevalgono lupi e squali e che le pecore come te sono destinate a soccombere? Devi farti lupo e squalo anche tu, tirare fuori denti ed artigli. Non c'è speranza di invertire la rotta, sono tutti uguali i politici, che siano al potere o aspirino ad andarci, ormai non c'è più alcuna differenza. Noi siamo solo sudditi, conviene accodarci e adeguarci: è la nostra unica salvezza. Trovati anche tu il tuo bravo santo in paradiso, o sarai messo ai margini come un lebbroso". |
Questi discorsi, questi argomenti, vanno ormai per la maggiore ed il dramma è che la maggioranza dei cittadini ne è più o meno consapevole: siamo complici di questo stato di cose con chi abbiamo eletto a tutti i livelli, perciò è inutile farla tanto lunga, visto che a tutti conviene. Alibi perfetto, convinzione ormai instillata nei più che questa è la politica, prendere o lasciare. Si badi bene, perchè la differenza è sottile: non "una politica" fatta di scelte sbagliate e di responsabilità individuali quasi mai pagate da parte di soggetti incapaci che dovrebbero mettersi in discussione e quasi mai lo fanno, ma "la politica" come scienza fisiologicamente difettosa e corruttibile in sè, non emendabile. In realtà essa è stata asservita a mero strumento di potere (si potrebbe quasi dire geneticamente modificata), nelle mani di chi l'ha utilizzata per i propri tornaconti personali e ha corrotto le sane regole della convivenza democratica, le convinzioni di cui dicevamo all'inizio sono nient'altro che la conseguenza di tutto questo: perciò ci arrangiamo a scegliere il meno peggio, ci vantiamo di aver votato e fatto votare il più furbo, o infine ci rassegniamo a non scegliere affatto, che è la cosa più grave perchè è la sconfitta per tutti. Rimane un dubbio: che questo meccanismo perverso di consenso politico senza etica, reso sempre più sganciato dalle responsabilità di chi ha il potere, alimentato più o meno consapevolmente da quell'alibi/ complicità di cui si diceva sopra, ci abbia resi tutti come dei "bruti", per dirla con Dante, senza anima e senza cuore, schiavi del nostro particolare, incapaci di costruire un futuro per i nostri figli...e francamente "fatti non fummo per vivere come bruti".
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