Esordio in una commedia dialettale sammarchese

di Leonardo P. Aucello

 

S. Marco in Lamis. Capita di incontrare uomini, cultori dell'arte e della poesia, che seguono con attenzione le diverse pubblicazioni in questi campi, avvicinandosi da semplici lettori all'intera produzione che va profilandosi anno per anno; quando, poi, raggiungono una certa età decidono allora di volersi cimentare attraverso dei propri lavori, magari frutto di un retaggío pluriennale, ma che vedono solo ora la loro fioritura editoriale. E' il caso di un insegnante di Lettere classiche di San Marco in Lamis, il professor Pietro Villani, il quale, un po' per passione e un po' per diletto, ha raccolto la summa delle battute paesane e, in un certo qual modo, ruspanti, per ricavare una commedia dal sapore agrodolce, nel senso che è riuscito a combinare insieme aspetti contrapposti che si intersecano e interagiscono all'unisono fornendo un collage variopinto di immagini e figure tragicomiche antiche e moderne con una verve a volte incalzante, a volte più convenzionale, seguendo involontariamente i canoni dei celebri personaggi villanzoni della commedia dell'arte, così da rendere il lettore complice di quel clima popolaresco sammarchese di cui la sua commedia è intrisa.

Si tratta di un atto unico dal titolo, "Na vola sunava la sirena", Levante Editori, Bari, 2004. L'autore, già nel titolo, rievoca una vecchia tradizione locale, ignobilmente decaduta per sempre: il suono della sirena dell'edificio scolastico, nel cuore del paese, che suonava a distesa la mattina alle otto per spingere genitori e figli all'avvio della giornata, soprattutto quella scolastica, e alle dodici per avvisare la buona massaia dell'approssimarsi dell'ora di pranzo per un frugale ma gustoso piatto paesano. E in questo scandire delle ore quotidiane, mattutine e di mezzodì, si cela la metafora dei tempi e delle stagioni con il loro sopraggiungere forsennato, sempre pronta, a logorare le tradizioni e a far invecchiare, forse precocemente, intere generazioni.

Tanto è vero che, trattandosi proprio di un atto unico,

la scena si svolge nell'incontro casuale di due persone anziane in un ambulatorio medico, e prima che tocchi a loro sottoporsi a visita medica, i due allegri vecchietti se la ridono in barba alle nuove generazioni,  troppo insipide e con troppi uzzoli, enormemente distanti dalle loro vedute, di sicuro, a loro dire, più vere e genuine. In questo scambio di battute salaci e, per certi aspetti, dirompenti delle idee correnti, i due baldi e allegri amici setacciano l'intero ambiente che li circonda senza avvedersene, purtroppo, che sono loro quelli che fuggono la realtà da cui sono oltremodo lontani per mentalità e costumi. Ma la realtà, si sa, è sempre un incrocio di anime parallele, rappresentate dai diversi sentimenti che si sfiorano e si toccano nello stesso tempo, richiamati dall'eco dell'età che trascorre lenta e silenziosa nel grigiore della vita di paese.

E chi ridesta i sogni di un passato gremito di memorie personali e collettive è proprio il suono della sirena che li fa tornare con i piedi per terra annunciandogli l'arrivo del desinare.

L'autore, già nella presentazione, chiarisce l'intento di questo suo lavoro teatrale, in quanto desidera far rivivere e rinascere dalle proprie radici il dialetto sammarchese, che diventa sempre più estraneo ai giovani di oggi che parlano una lingua ibrida e incolore; per questo egli tende, attraverso un climax fonetico di battute abbastanza colorite tra i due personaggi-protagonisti, a innescare una rivalità di intenti e di pensieri in modo da rendere quasi surreale l'ambiente doppiamente angusto che li circonda: l'ambulatorio medico e il loro cuore atavico. La traduzione al testo originale segue una discorsività popolareggiante nel lessico e nei costrutti sintattici, per non staccarsi completamente dalla lingua vera e pulsante dei due vecchietti. Anche se il tema, per certi aspetti, può apparire oleografico, tuttavia nell'insieme la commedia riesce a misurare il ritmo delle battute, rendendo così più compatta ed omogenea la materia rappresentativa. E il lettore-spettatore riesce ugualmente a divertirsi.