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Come la pensano i giovani di Lucera |
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di Erika Raimo E’ difficile poter dare una risposta immediata a tale quesito, ma, effettivamente, un numero sempre maggiore di giovani opta per la convivenza escludendo a priori la possibilità di sposarsi. Paura di dover affrontare una "nuova vita"? timori relativi a al "non essere in grado di…?" Perché il matrimonio, oggi, porta tante titubanze? Oppure la scelta della convivenza è dovuta semplicemente al fatto che essa non impone tanti impegni rispetto al matrimonio? E la Chiesa come giudica questa innovazione ormai evidentissima nel campo giovanile? Avremo ora modo di commentare i pareri di giovani che hanno optato per la convivenza, e di P. Polo Novero, parroco di Cristo Re. Martina, 24 anni. "Convivo da tre anni con il mio ragazzo e l’idea del matrimonio ci terrorizzava e ci terrorizza tutt’ora. E’ stata, la nostra, una scelta ben ponderata: entrambi, non ci sentivamo ancora pronti per poter assumerci responsabilità che apparivano ai nostri occhi come impegni molto più grandi di noi stessi!! Inoltre la convivenza, permette di conoscere meglio la persona che si ha accanto; quindi, il "convivere" aiuta tantissimo a non commettere errori e, a ponderare ancor meglio le proprie scelte. Probabilmente, il nostro parere cambierà con il tempo; ma per adesso resta assolutamente invariato". Michele, 32 anni. Convivo da quasi quattro anni ormai, e non rimpiango affatto di non essere sposato. Non abbiamo, né io né la mia ragazza, nessuna intenzione di formalizzare il nostro stare insieme. Che dire di più? Solo un importante concetto: la convivenza è il matrimonio del XX secolo semplicemente perché il ragazzo oggi è molto meno maturo di ieri, e ostenta sempre di fronte agli impegni; forse a causa delle troppe comodità, dei troppi "vizi". Ma la realtà, purtroppo è questa". Francesca, 27 anni. "Ho optato per la convivenza perché il termine di matrimonio suona |
alle mie orecchie come un vero e proprio cumulo di responsabilità, di affanni e, soprattutto di fallimenti dovuti alla insufficiente ponderazione delle proprie scelte. Personalmente, mi sento scettica delle promesse matrimoniali, forse perché, sin da piccola, ho convissuto tra avvocati e consulenti familiari a causa della separazione dei miei genitori. Bisogna avere certezze di fronte all’idea di vivere con un’altra persona: certezze che, a mio avviso la convivenza può darti". Il parere di P. Paolo Novero, parroco di Cristo Re. "Un ragazzo e una ragazza di oggi, rispetto alle generazioni precedenti, hanno scelte più responsabili da compiere; una coppia può, infatti, sposarsi in Chiesa, civilmente oppure può convivere. Una coppia, attualmente, ha di fronte a sé un ventaglio di possibilità di gran lunga più vasto rispetto al passato. Come credente mi rende pensieroso il fatto di vedere giovani di venticinque, ventisei, ventisette, trent’anni, che non sanno ancora cosa fare della vita. Sono contrarissimo alla convivenza perché credo nella bellezza del matrimonio, ma ammiro l’onestà delle coppie che decidono di non sposarsi in Chiesa, perché la loro fede è sbriciolata, debole. La convivenza non è altro che una soluzione di "non impegno"e, prima di poter dare un giudizio religioso, ritengo che la convivenza sia una situazione "sbiadita". Se essa può sembrare "utile" dal momento che alcuni giovani ritengono che, grazie ad essa, si ha modo di conoscere ancora meglio la persona che si ha accanto, ci tengo a precisare che, la conoscenza reciproca avviene benissimo nella quotidianità. Mi auguro che la convivenza non sia il matrimonio del XX secolo come esigenza da sfida del matrimonio". Dunque, la convivenza è il matrimonio del XX secolo? Commentando i vari pareri enunciati dai nostri intervistati, potrete trarre conclusioni e delineare la vostra sentenza finale.
Raimo Erika III Liceo Linguistico "A. Rosmini"- Lucera. |